Pasolini e Roma: la città reinterpretata dall’artista.

A Palazzo delle Esposizioni a Roma è aperta ancora fino al 20 luglio la mostra dedicata a Pasolini e al suo tormentato e contraddittorio rapporto con la città che è stata la grande ispiratrice dei due suoi più noti romanzi, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), di alcuni film e  meta ultima di un’esistenza tormentata.

Pasolini immortalato sul set del film Teorema, 1968 foto di Angelo Novi

Pasolini immortalato sul set del film Teorema, 1968
foto di Angelo Novi

La Mostra

L’allestimento risulta di grande impatto sul visitatore ed è piuttosto esaustivo: il percorso della mostra, infatti, si snoda attraverso sei sezioni che rappresentano, cronologicamente, altrettanti momenti della vita dell’artista ma soprattutto dell’uomo, illustrati attraverso foto, proiezioni e documenti originali, spesso inediti.

Ciascuna sala è introdotta da una cartina d’epoca della città di Roma, su cui sono segnalati i luoghi di rilievo per il periodo preso in considerazione, e da una proiezione del luogo simbolo della sala, in epoca contemporanea, su cui scorrono informazioni che riassumono le vicende significative legate ad esso: l’effetto che si viene a creare è quello di un vero e proprio straniamento, soprattutto per il romano abituato a percorrere quelle strade, nel vedere accostati elementi di un passato prossimo tanto diverso dal presente così tangibile nella sua caoticità.

Spunti dalle sale

La prima immagine che ci accoglie in questo viaggio, immaginario e reale, è la stazione Termini, dove Pasolini giunse nel 1950 insieme alla madre, “disonorato e senza lavoro”, costretto a lasciare Casarsa nell’amato Friuli, in seguito all’accusa di atti osceni e corruzione di minori. Articoli di giornale, lettere e la tessera del PCI sono esposti a rappresentare visivamente quello che può essere considerato l’evento scatenante che portò Pasolini verso la città Eterna.

Tessera di Pasolini

Tessera di Pasolini, Gabinetto scientifico-letterario Viesseux, Archivio contemporaneo Alessandro Bonsanti, Fondo Pasolini, Firenze

Estremamente interessante che i curatori della mostra abbiano voluto riservare uno spazio per ricostruire, in parte, il vissuto pregresso dell’autore, permettendoci di gettare uno sguardo su aspetti poco noti:

1) Ci troviamo, ad esempio, di fronte alla figura del fratello Guido, morto nel 1945 a soli vent’anni, dopo essersi impegnato come partigiano nella divisione Osoppo. Nella risposta ad un interlocutore che gli domandava della dipartita del fratello, nominato in alcuni manifesti di stampo fascista e vittima dei nazionalisti di Tito, Pasolini ricorda, con una nota di profondo affetto e grande dignità, come egli fosse partito con la rivoltella nascosta in un libro di poesia.

2) Elementi che contribuiscono a comprendere l’ecletticità del genio pasoliniano sono i numerosi disegni e dipinti, realizzati con tecniche disparate, dai pastelli alla penna, passando per la china. Su due quadri, riconosciuti dall’autore stesso come i “migliori”, si concentra l’attenzione dello spettatore: Autoritratto con la vecchia sciarpa e Autoritratto con fiore in bocca.

In un’altra sala viene passata al vaglio, processo dopo processo, l’intera vicenda giudiziaria di Pasolini a partire dalla sua testimonianza per i fatti di Pozrus, in cui morì Guido, passando per le varie accuse di oscenità e profanazione che ricaddero sulle sue opere, da Ragazzi di vita, pubblicata dopo numerose censure e modifiche da Garzanti, alla Ricotta, cui è dedicata un’intera parete sulla quale è riportata la difesa elaborata da Pasolini stesso. Ci si presenta il quadro di un’Italia borghese e ottusa, chiusa in un moralismo che taglia fuori tutto ciò che va oltre gli schemi e il coraggio di un “diverso e simile” come lo definisce Moravia, in un discorso commemorativo in occasione del funerale.

Un cospicuo numero di foto di sopralluoghi sui futuri set, insieme a parti di sceneggiature originali, scritte a mano o a macchina (l’olivetti lettera 22, esposta in una delle sale) illustrano l’attività creativa per il cinema altrui -scrisse anche alcune scene per La dolce vita di Federico Fellini- e proprio: da Accattone a Salò, passando per la Ricotta arrivando ad un film – inchiesta sul l’eros e il concetto di normalità, Comizi d’amore.

Epigrafe

Epigrafe presente nel parco, citazione da Il pianto della scavatrice.

Il nostro itinerario si ferma di fronte alla spiaggia di Ostia, dove all’alba del 2 novembre 1975, nella zona dell’Idroscalo, fu ritrovato il corpo senza vita di Pasolini: è un’immagine notturna, in cui si intravedono solo le onde che si infrangono lievi sulla battigia, che trasmette un senso di sospensione più che di lutto e ci ricorda la fragilità dell’esistenza.

Qui oggi sorge il Parco Pier Paolo Pasolini, ma questa è un’altra storia…

Informazioni pratiche

Prezzo:

intero 12 euro                         ridotto 9.50 euro

N.B

Grazie al gioco del lotto il primo mercoledì del mese i giovani sotto ai 30 anni entrano gratis dalle 14.00 alle 19.00, mentre venerdì e sabato studenti, ricercatori  e dipendenti degli atenei romani possono godere del biglietto ridotto a 4 euro.

Location:

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 (Metro Repubblica)

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