Dietro l’icona: Andy Warhol

Si può dire che con la sua arte ha rappresentato luci e ombre della società capitalistica, le mille contraddizioni di un mondo in espansione e allo stesso tempo ha raccontato la superficie splendente delle cose con ironia e lucidità…

Per questo la mostra su Andrew Warhola, per il mondo Andy Warhol, merita una visita. Soprattutto se a Palazzo Cipolla, su via del Corso, c’è il giovedì universitario e con 5 euro si possono avere le sue opere più rappresentative a un palmo di naso, con tanto di audioguida inclusa.

La Mostra

Andy Warhol

Andy Warhol

Ripercorriamo insieme, grazie al cartellone introduttivo, i momenti salienti della biografia e della carriera dell’artista americano. Andrew Warhola nasce a Pittsburgh nel 1928 da genitori slovacchi. Il suo grande talento si manifesta fin dall’infanzia e si affina durante gli studi come grafico pubblicitario al Carnegie Institute of Technology.

Ottenuta la laurea si sposta a New York, la scintillante capitale del successo e della moda dove comincia a lavorare come vetrinista per le boutique e a collaborare con importanti riviste di moda quali Vogue.

L’aspetto singolare del giovane artista gli vale ben presto l’epiteto di “straccione”; egli stesso si definisce “ugly”, bruttino e per occultare alcuni difetti utilizza una parrucca bianca che più che nascondere sembra voler accentuare provocatoriamente il senso di straniamento legato alla sua figura. L’esperienza lavorativa non è che il trampolino di lancio per un giovane ambizioso e stravagante.

Campbell's soup, Andy Warhol

Campbell’s soup, Andy Warhol

Del 1968 è una delle sue opere più famose e riprodotte, la zuppa Campbell’s. Intervistato sull’origine di questo quadro Warhol sostenne che esso nasceva dal suggerimento di una sua amica: dipingere ciò che gli piaceva. L’artista la prese alla lettera, pensando bene di mettere su tela una scatoletta della sua zuppa preferita, il suo pasto quotidiano per ben vent’anni:

Ho mangiato la zuppa Campbell per vent’anni, sempre la stessa, sempre lo stesso pranzo (…) ho riprodotto ciò che conoscevo bene”. 

Proprio in questo sta l’intuizione di Warhol, che si richiama fortemente ai presupposti del Dada e in particolare a Marcel Duchamp: trasformare in icona qualcosa di banale e scontato, reperibile in qualsiasi supermercato o cucina americana, immediatamente riconoscibile da chiunque; portare l’arte al livello del consumatore medio, rompendo la tradizione elitaria, astraendo da qualsiasi intellettualismo, fondando così la pop art da popular cioè arte popolare, alla portata di tutti.

Quella messa in campo da Warhol è un’operazione che non coinvolge soltanto gli oggetti di uso quotidiano, i marchi più noti come la Coca Cola, la Kellog’s, il detersivo di qualsiasi casalinga cioè il Brillo ma va a toccare anche e soprattutto le grandi celebrità da Liz Taylor a Marylin Monroe arrivando persino a immortalare il presidente Mao. E in queste immagini sta l’essenza della cultura americana che trova in esse esaltazione e, forse soltanto ad un occhio estraneo, un velo di critica.

Blue shot Marilyn, Andy Warhol

Blue shot Marilyn, Andy Warhol

Scopriamo inoltre alcuni aneddoti particolari, legati ad alcune opere: potremmo parlare ad esempio della serie denominata Shot Marylin di cui possiamo ammirare un bell’esemplare. Poco dopo la conclusione della lavorazione di queste tele un’amica dell’artista si recò alla Factory, l’edificio in cui Andy si dedicava alle proprie sperimentazioni insieme ad altri giovani artisti, una sua amica. Ella gli chiese se poteva “fare fuoco” utilizzando il verbo to shot, che significa sia fotografare sia sparare

Il risultato fu un bel foro esattamente al centro della fronte di ciascuna Marylin.  Invece di gettare le tele rovinate da questo gesto incomprensibile Warhol decise di restaurarle e ribattezzarle. Di necessità virtù, no?

Alla Factory, ad una donna e ad una pistola si lega un altro episodio degno di menzione: il 3 giugno 1968 Valerie Solanas, nota femminista e comparsa in un film girato da Warhol, penetrò nella Factory armata di pistola e attentò alla vita dell’artista, sparandogli tre colpi all’addome e mandandolo in coma per un mese.

Dodici sedie elettriche, Andy Warhol,1964

Dodici sedie elettriche, Andy Warhol,1964

Fu sicuramente un’esperienza che accentuò nell’artista la già evidente ossessione morbosa per la morte, manifestatasi a più riprese in cicli di opere come Disasters, una serie dedicata agli incidenti automobilistici e in un’opera intitolata 12 sedie elettriche. 

La definirei un’immagine macabra a colori, il compendio di quelle che sono le caratteristiche proprie della cultura americana: la brutalità, che si trova anche nello spirito di iniziativa e competizione e la serialità  della società di massa. Ma forse è anche un tentativo, tra gli altri, di esorcizzare la morte, giocando provocatoriamente con essa.

Sala dopo sala, assistiamo alle sperimentazioni sempre più azzardate, all’applicazione del concetto di popular ad ogni tipo di icona, da quelle dello spettacolo e del cinema sino ad arrivare alle gradi opere come la Gioconda  e l’Ultima cena, ironicamente ultima opera di Warhol prima della morte, che mostrano la grande venerazione per Leonardo  e allo stesso tempo una volontà dissacrante.

Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol,1982

Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol,1982

Anche le tecniche sono abbondantemente rappresentate nelle varie sale: dal blotted line fino alla piss painting cioè letteralmente la pittura con l’urina, utilizzata come un reagente chimico su superfici debitamente preparate per creare del tutto casualmente forme e sfumature cromatiche differenti, tecnica in chiara polemica con il dripping di Jackson Pollock.

Per concludere in bellezza vi propongo l’ascolto di Song for Drella, tratta dall’omonimo concept album del 1999, ideato da Lou Reed e John Cale, fondatori dei Velvet Undergound. L’album è dedicato proprio alla memoria di Warhol che fu produttore di The Velvet Underground & Nico, disco d’esordio della band, di cui egli realizzò anche la copertina: 

Velvet Undergound & Nico, Andy Warhol, 1967

Velvet Undergound & Nico, Andy Warhol, 1967

Affrettati, hai tempo fino al 28 settembre!

Informazioni pratiche

Ingresso: Intero 14 euro, Ridotto 12 (audioguida inclusa)

Giovedì universitario: per studenti che esibiscono il tesserino identificativo, il giovedì il biglietto è ridotto a 5 euro, audioguida inclusa

Location: Palazzo Cipolla, Via del Corso 320

Orari: Lunedì 14.00-20.00, martedì/domenica 10.00-20.00

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