Vacanze tra i lupi: alla scoperta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Stanchi del solito tran tran metropolitano e del mantra paletta, secchiello e occhiali? Oggi vi propongo un’alternativa, valida in realtà per tutto l’anno, persino per una scappata occasionale di una giornata: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un mix di natura incontaminata, scenari mozzafiato ed esperienze gastronomiche da non perdere.

Il modo migliore per vivere davvero il parco e le sue atmosfere, diverse in ogni stagione, è quello di pernottare in uno dei piccoli borghi caratteristici che circondano il principale centro, Pescasseroli, in particolare Opi, Civitella Alfedena, Villetta Barrea e Barrea.

Indice

1.Opi

2.Val Fondillo

3.Valle Fredda

4.Civitella Alfedena

5.La Camosciara

6.Le cascate

7.Il Lago di Barrea

8.Informazioni pratiche

Opi

Altitudine: 1250 m

Abitanti: 441

Zaino in spalla e qualche ora di viaggio sul groppone, arrivi alla piazzola di sosta del pullman che, partendo da Avezzano, un tornante dopo l’altro ti porta in “uno dei borghi più belli d’Italia“. E arrivato davanti al cartello con questa scritta ti domandi “perchè mai dovrebbero definirlo così?” 

Ancora frastornato ti dirigi lungo la salita del paese che, da quello che hai potuto vedere su Google Maps, dovrebbe essere niente più di quattro case in croce lungo una strada. In cima trovi il Muraglione, il bar del paese. L’unico bar del paese, come ridacchia uno degli avventori che ti vedono avvicinarti speranzoso; e questo non fa che confermare la tua prima impressione:”Ma dove diavolo sono finito?

Dopo un buon caffè che ti rimette in sesto prosegui e finalmente arrivi ad un piazza: Piazza dei caduti, col tipico monumento dedicato alla memoria delle vittime delle due guerre mondiali.

Istintivamente sei tentato a proseguire, ma poi ti accorgi che quella in cui ti trovi non è una qualsiasi piazza in un qualsiasi paesello di montagna: in realtà è una grande terrazza che si apre sul panorama circostante e che permette di far spaziare lo sguardo sulla valle e sui monti che la incorniciano. Ti fermi a guardare e pensi che, forse, ne è valsa la pena…

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Questa prima piacevole scoperta ti dispone meglio all’osservazione, ascolti i tuoi passi sulle belle stradine in pietra e ti addentri verso il centro cittadino. Qui cominci a scoprire le piccole, nascoste bellezze del paese. Bellezze silenziose, non urlate, che si impongono all’attenzione con delicatezza: la torre dell’orologio, i balconi e i muri ricoperti da vasi fioriti, le scale disposte negli angoli più impensati, che contribuiscono a conferire alla zona un certo fascino, impensabile in città.

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Al primo piano dello stabile che ospita la Pro loco e gli uffici del Comune trovi anche il Museo dello Sci, una raccolta catalogata di strumenti utilizzati, tra gli anni ’50 e gli anni ’90, dagli atleti del circondario durante le principali manifestazioni sportive, trofei e fotografie d’epoca che illustrano il percorso di questo sport nell’ultimo cinquantennio.

Continuando ad esplorare ti imbatti finalmente nel museo Camoscio Appenninico. Qui una simpatica guida è disposta a condurti nelle varie sale e soprattutto l’ultima ti colpisce:  un piccolo percorso didattico ti riporta alla curiosità di quando eri bambino e, senza vergogna, annusi, tocchi e interagisci con gli elementi peculiari del paesaggio boschivo, vegetali ed animali. Rimani affascinato dai campioni di pelo dei differenti animali, dalle corna del cervo e dagli aculei lunghi e appuntiti dell’istrice.

Si è fatto ormai tardo pomeriggio e cerchi un posto dove riposare, godendoti il clima fresco. Proprio dietro al museo trovi il Belvedere, silenzioso e quieto angolo di verde che si affaccia proprio sul Monte Amaro di Opi. Su di esso, in alto, dove vedi volare grandi uccelli rapaci, noti una recinzione e vicino ad essa un movimento.

Qualcosa si muove nella dorata luce del tramonto, qualcosa di molto rapido, che procede lungo la ripida salita e strizzi gli occhi per riuscire a distinguere meglio: è un camoscio appenninico. Segui la sua corsa sicura verso la boscaglia mentre noti che non è solo.

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In una giornata sola hai già collezionato una visione a tutto tondo di quello che può offrirti il paese che ti circonda.

Ma oltre all’occhio anche la pancia vuole la sua parte.

Hai letto su TripAdvisor, prima di partire, che ci sono diversi ristoranti in zona ma le recensioni ti fanno scegliere un solo posto: il Camping Le Foci. Come suggerisce il nome l’ambiente è decisamente anticonvenzionale: i clienti vengono equipaggiati con piatti e bicchieri di plastica e sono loro stessi a dover apparecchiare, sparecchiare scrivere l’ordinazione dal menù giornaliero. Questo pizzico di informalità si associa ad una cucina tradizionale di qualità e decisamente economica: ogni porzione è abbondante e basta per due. Sazio e felice puoi arrancare lentamente lungo la salita che ti riporta in paese, sicuro che ad incrociare la tua strada ci sarà una bella volpe.

Val Fondillo

Il mattino ti sveglia nella tua stanza ma tutto nel paese procede con calma: gli esercizi commerciali aprono tutti alle 8.30 e anche la colazione del B&B è prevista per quell’ora: cornetti caldi appena usciti dal forno I M’line, talmente buoni che non serve nessuna farcitura nonostante la vasta scelta di marmellate a disposizione e l’immancabile nutella. Meglio abbondare, ti aspetta una giornata lunga.

Tratturo, TR, Opi, Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise Il primo passo è raggiungere la base del paese, località la Madonnina, riconoscibile dall’omonimo bar. Qui, quasi nascosto, c’è l’accesso per il tuo primo percorso, siglato TR.

Inizialmente sei titubante, la strada sembra biforcarsi fin dall’inizio e alla tua sinistra porta contro una rete di filo spinato. Decisamente non è quella la direzione giusta.

Prendi dunque alla tua destra e cominci a inoltrarti lungo la strada che i pastori abruzzesi percorrevano fino a qualche decennio fa per raggiungere il tavoliere delle Puglie

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.

Nella testa ti risuona l’eco dei primi versi de “I pastori” di D’Annunzio, che hai imparato alla scuola elementare. E mentre il ricordo piano piano si consuma, ti ritrovi nel bel mezzo di un vero e proprio bosco: la strada piega vicino a quello che sembra il vecchio letto di un fiume, profondamente scavato nel terreno e pieno di detriti. L’erosione dell’acqua ha modellato una serie di creste affascinanti.

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Il tratturo ti guida tra gli alberi verso una ripida pietraia e tu desidereresti avere gli zoccoli delle vacche che ancora si inerpicano lungo questa salita per non sentire la fatica. Alla fine, però, trovi il segnale che indica l’accesso ad un altro percorso: F2, che porta direttamente alla Val Fondillo. Da qui in poi il percorso è decisamente meno faticoso: la strada ben battuta corre lungo il corso di un fiume, il cui mormorio ti accompagna lungo la passeggiata. Dopo pochi metri cominci ad intravederlo, alla tua sinistra e e sei tentato ad uscire di pista per avvicinarti allo spettacolo mobile delle acque che giocano tra i rami e le rocce.

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Lungo la strada incontri varie indicazioni per la Fonte Sfranattara, dove recuperi un po’ d’acqua, per il Monte Amaro, accessibile in questo periodo dell’anno solo con prenotazione, per la Grotta delle fate e per il Valico dell’orso, ognuna con i tempi di percorrenza. Arrivi dove puoi, ricordandoti che il percorso devi anche fartelo all’indietro e che ogni discesa diventerà una salita.

Valle Fredda

 Terzo giorno nel Parco Nazionale, cominci a sentire i muscoli indolenziti ma sai che presto ti abituerai. Oggi la tua meta è Valle Fredda e il nome non tradisce l’aspettativa: prendi il sentiero F4, che incroci ripercorrendo l’ormai familiare tratturo.

La prima parte di percorso è in salita, ma questo non ti spaventa, anche perché gran parte della camminata puoi fartela all’ombra. La vallata, invece, al centro della quale spicca lo stazzo, tipico rifugio per i viandanti in difficoltà, è inondata dal sole quando la raggiungi: è quasi mezzogiorno e la luce investe questo ampio spazio aperto mettendone in risalto i colori delle numerose specie di fiori che lo popolano, assieme agli insetti. A quest’ora una vera e propria sinfonia di cicale ti accoglie.

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Lungo la strada gli stimoli sono tanti: il vento che stormisce tra la alte fronde e sembra il padrone del bosco,i lenti movimenti dei cavalli al pascolo. Tra l’erba un incontro inaspettato: fragoline di bosco mature, tanto minute quanto dolci al gusto.

Decidi di fermarti tra gli alberi, sdraiarti in un punto asciutto e restare ad ascoltare…

Civitella Alfedena

Oggi il tuo peregrinare si sposta: ti sei alzato presto perché hai scoperto che il primo pullman utile è alle 8.20: il successivo sarà in paese soltanto alle 12.40 e non vuoi bruciarti tutta la mattina. Paghi 1.80 euro di biglietto e ti metti comodo sul sedile. Destinazione Civitella Alfedena.

Altitudine: 1123 m

Abitanti: 361

Il viaggio dura una ventina di minuti, il tempo giusto per schiacciare un altro pisolino ma la paura di perdere la fermata ti tiene ben sveglio.

Appena sceso noti che, nonostante il minor numero di abitanti, ci sono decisamente tanti caffè: bar della lince, del lupo, del camoscio… tutta la fauna tipica si raccoglie nelle insegne dei locali. Ma soprattutto ci sono delle indicazioni molto interessanti: recinto della lince e recinto del lupo.

La curiosità ti spinge a seguire questi cartelli fino a ritrovarti lungo una via che sembra il recinto dei gatti!

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Le sorprese sembrano susseguirsi: finalmente ad una svolta trovi l’indicazione per l’area faunistica del lupo. L’orario migliore per vederlo sembrerebbe essere quello serale, intorno alle 18.00, lungo le stradine battute dai vari componenti del branco.

Tu ci provi lo stesso e si vede proprio che hai una bella fortuna: l’intero branco sta trottando dietro al maschio alfa, un esemplare di lupo appenninico affascinante nella sua tipica pelliccia estiva, seguito a ruota dalla compagna e dai membri piú giovani. I cuccioli nati in maggio, riposano al riparo nella tana.

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Il gruppo si sposta compatto, il maschio in testa e la femmina dietro a chiudere la fila, secondo un’organizzazione che si riproduce sempre uguale. Quando qualche giovincello si allontana dal tracciato, la mamma si precipita a rimetterlo in riga. Ogni tanto i cuccioli si fermano a giocare tra di loro, con salti e lotte emozionanti. Resteresti ore a guardarli…

Ma le cose da fare a Civitella sono tante, devi ancora vedere la Camosciara.

 In questa zona si possono scorgere una gran quantità di piccoli roditori, dallo scoiattolo nero meridionale alle piccole, curiose donnole che ogni tanto fanno capolino vicino ai tronchi degli alberi dove fanno le tane fino all’arvicola, della stessa famiglia dei criceti. Fai attenzione a procedere silenziosamente per poter cogliere i piccoli movimenti e i rumori che segnalano la presenza degli animali, invisibili ad un occhio disattento.

In lontananza senti il suono dei campanacci delle pecore portate al pascolo, lungo la strada che conduce ad un corso d’acqua nascosto nei meandri di una vera e propria selva. Conviene controllare sempre non tanto dove si mettono i piedi, ma dove ti portano per evitare di finire fuori percorso e perderti.

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Alla fine del percorso intravedi un trenino azzurro sulla strada asfaltata che corre parallela al tuo percorso: è il servizio “navetta” per i turisti più pigri che porta direttamente alla tua prossima meta le Cascate

Cascata delle tre cannelle

Cascata delle tre cannelle

Cascata delle Ninfe

Cascata delle ninfe

Sono due, a brevissima distanza l’una dall’altra ma molto diverse tra di loro:

la cascata delle tre cannelle, un getto d’acqua verticale, tanto forte da sembrare uno zampillo di schiuma su una parete rocciosa;

 e la Cascata delle ninfe, un vero e proprio muro d’acqua…

Ti rimane un’ultima tappa, non meno bella delle altre: il Lago di Barrea

Il punto migliore in cui fermarsi col pullman è la piazzola che precede l’abitato di Civitella Barrea, vicino ad un parcheggio che conduce verso le due spiaggette libere del lago.

Sposti lo sguardo lungo le rive e rimani abbagliato dalle molteplici sfumature che l’acqua è in grado di assumere, a diversi gradi di distanza e profondità: dalla trasparenza delle piccole onde che lambiscono la spiaggia, al verde marino e al blu profondo.

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Una stradina turistica porta dalla spiaggia verso Barrea, il paese che si può scorgere in lontananza, quasi sospeso in un silenzio incantato al di sopra del lago. Lungo la strada fai qualche piccola incursione nelle zone più solitarie del lago, la cui vista è impedita dagli arbusti ma che con un po’ di pazienza riesci a conquistare, avventurandoti tra i rami.

Attento ai piedi, in alcuni punti la terra è talmente imbevuta d’acqua da trasformarsi in sabbie mobili: meglio tastare il terreno per evitare di rimanere invischiati e di dover tirare fuori le scarpe infangate con un rumore da risucchio, dopo aver poggiato il posteriore violentemente per terra.

Informazioni pratiche

Come arrivare:

Per raggiungere i comuni del Parco ci sono diverse opzioni ma tutte passano per Avezzano; è possibile prendere un pullman con partenza da Roma Tiburtina e arrivo nella cittadina dopo 1 ora e mezza circa oppure prendere il treno, sempre da Tiburtina lungo la linea Roma-Pescara e fermare ad Avezzano dopo due ore. 

Da Avezzano è necessario avvalersi degli autobus dell’ARPA (Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi), con fermata nei principali paesi del circondario, da Pescasseroli a Castel di Sangro. La biglietteria è proprio di fronte alla stazione ma è possibile fare il biglietto anche a bordo e caricare i bagagli.

Orari ARPA: i pullman sono piuttosto precisi, è più probabile l’anticipo che il ritardo sulla tabella di marcia

 Sito ufficiale del borgo di Opi

Sito ufficiale del borgo di Civitella Alfedena

Sito ufficiale del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise

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Oggi vi lascio con una piccola proposta aggiuntiva: il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha indetto un concorso fotografico intitolato “saluti da”, mettendo in palio per il vincitore un anno di ingressi gratuiti nei siti culturali italiani; io partecipo con uno scatto del piccolo borgo di Opi. La foto può essere votata lasciando un mi piace a questo link.

Alla prossima!

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5 thoughts on “Vacanze tra i lupi: alla scoperta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

  1. I am the author of a novel published in America, in 2010, called the Secret Sin of Opi. I used Opi as the location because it fit perfectly into the plausibility of my story. I am familiar with Opi by the fact that my father was born in Opi, and my Grandparents, Leopoldo and Francesca Cimini lived in Opi at number 25, directly across the main street from the World War II memorial plaza. The book is only printed in English, however, I would be happy to send you a copy (s) if you would like. My new novel expected to be published some time after March/April 2015, has a long chapter that takes place in Opi. If interested in this publication, let me know I would be happy to comply.

    Sincerely yours,
    Peter D. Cimini
    pdcimini@cox.net
    phone: 860-666-2892

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  2. Pingback: Passeggiate insolite: il Cimitero Acattolico di Roma | Parole in Viaggio

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