Street art per Tor Marancia: Big City Life

Street art che torna ad inondare le strade della capitale.
Viale di Tor Marancia 63, un qualsiasi quartiere romano fatto di palazzine squadrate, intonaco che cede e panni stesi alla finestra: case popolari, palazzine dell’ATER che grazie ad un progetto varato dall’associazione 999 contemporany e dal comune di Roma divengono grandi tele verticali. La parola d’ordine è riqualificazione attraverso il linguaggio universale e condiviso dell’arte declinata in street art e il dialogo costante con il territorio e soprattutto con i suoi abitanti, coinvolti in prima persona nella scelta dei temi.

 Welcome to Shangai 35, street art TorMarancia big city life

Già sulla strada cominciamo a fare la conoscenza con queste vere opere d’arte: a darci letteralmente il benvenuto c’è Welcome to Shangai 35 della giovane artista cinese Caratoes, una fanciulla dai tratti orientali, lo sguardo languido, le labbra prominenti e un origami tra le dita. Il riferimento alla città di Shangai non ha a che fare con l’artista, originaria di Hon Kong, ma con il quartiere stesso. Tor Marancia fino al 1948 era stata ribattezzata in questo modo. Un nome ironico di quelli che i romani sanno trovare un po’ per esorcizzare le paure e un po’ per evidenziare i problemi cronici che la rendevano un luogo “altro”, simile ai sobborghi della città cinese nel suo periodo più buio: allagamenti continui e fatti di sangue.

 

Poco più in là ammiriamo due opere che sembrano pensate in modo speculare.

Da un lato Il peso della storia dell’argentino Jaz, rappresentato da una scena di wrestling tra due lottatori identici nell’abito e nelle maschere indossate che ne celano l’identità, un italiano e un argentino. Uno dei due porta sulla schiena l’altro, vince ma è schiacciato dal suo peso, costretto ad inginocchiarsi come se stesse per cadere. Dall’altro Il bambino redentore del francese Seth, un ragazzino visto di spalle che si arrampica sul muro del palazzo grazie ad una scala disegnata con le matite, un omaggio alla forza della fantasia e dell’innocenza dei bambini ispirato a Seth dalla storia di uno degli abitanti del quartiere, Luca, nato e morto qui. La salita di un bambino a confronto con la lotta degli adulti e il gravame della storia.

Queste opere sono soltanto un assaggio di quello che ci aspetta all’interno: un foglio, attaccato dai residenti, ci ricorda che questo grande museo all’aperto è pur sempre un luogo in cui si vive. Entriamo dunque, rispettando la loro quiete e l’intimità delle loro vite, per avviare una passeggiata tra i viali del comprensorio. All’interno non c’è alcun percorso prestabilito e possiamo lasciarsi guidare dalle suggestioni e dal colpo d’occhio.

Appena entrati, sulla sinistra, troveremo Nostra signora di Shangai uscito dalla mano di Mr Klevra (IT), una madonna con bambino dai tratti trecenteschi, un’icona sacra alla cui base si può leggere chiaramente quella che sembra una preghiera o una richiesta di aiuto: “sotto la tua protezione cerchiamo rifugio”. Una grande madre spirituale a tutela di tutto il quartiere.

Dall’altro lato Philippe Baudelocque dedica la facciata del palazzo alla rappresentazione cosmica della mano di Elisabetta, una residente, che così diventa paradigma dell’infinità contenuta nel palmo di una mano con Costellazione dell’umanità: storie, vissuti, destini che diventano stelle e nebulose all’interno di un orizzonte in continua espansione.

 C’è Alme Sol Invictus, nome latino attribuito alla divinità solare, un grande sole stilizzato nello stile inconfondibile di Domenico Romeo in cui le lettere si intrecciano in un alfabeto disegnato che produce forme sempre nuove, essenziali e allo stesso tempo enigmatiche.

Veni Vidi Vinci, street art Tor Marancia big city life

C’è Veni Vidi Vinci del duo internazionel Lek & Sowat: non un grossolano errore ma il geniale connubio tra lo storico motto di Cesare e una storia di altrettanto peso nel microcosmo di Tor Marancia, quella di Andrea Vinci, ragazzo costretto sulla sedia a rotelle per cui è stato avviato un crowdfounding, una raccolta di fondi dal basso, per costruire un ascensore.

Hic sunt adamantes, Tor Marancia street art big city life

Hic sunt adamantes dell’italiano Diamond che gioca sulla classica scritta utilizzata sulle cartine geografiche dell’antichità “hic sunt leones” ad indicare luoghi inesplorati e impervi per celebrare, con netta inversione del significato, gli abitanti di Tor Marancia. Lo stile sembra affine a quello di un grande artista del liberty Alphonse Mucha, i cui poster hanno rappresentato il perfetto connubio tra arte e pubblicità tra ‘800 e ‘900: troviamo una delicata fanciulla, circondata da un possente dragone forse allusivo ancora una volta a Tor Marancia-Shangai e un diamante, firma dell’artista.

Pantonio ci regala Il Ponentino, una lieve brezza marina trasformata in grandi animali acquatici che si svolgono in grandi spirali avvolgenti dall’effetto quasi ipnotico e dai colori incantevoli. Jerico, giovanissimo italiano cresciuto nelle Filippine, lavora su un frammento ormai divenuto iconico nell’immaginario collettivo, le mani di Dio e di Adamo nella creazione della Cappella Sistina, adattandole ad un tema nuovo, quello del rapporto tra uomo e natura con Distanza uomo natura.

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I cortili di Tor Marancia ci permettono così un viaggio tra stili e linguaggi della street art, raccontandoci storie che forse sarebbero rimaste sconosciute e aprendoci gli occhi sul rapporto che lega l’arte al cuore pulsante, alle volte stanco ma sempre vivo, di questa grande città: Big city life, vita metropolitana, caos urbano che diventa colore, vite che si lasciano raccontare e reinterpretare.

Basta soltanto trovare un paio d’ore di libertà per godersi un tour della street art sotto il cielo di Roma.

 Informazioni pratiche:

Per raggiungere Tor Marancia con i mezzi prendere il 714 verso Palazzo dello sport, fermata Colombo-Rufino. Viale di Tor Marancia si trova dall’altro lato della strada.
Esiste anche un sito dedicato al progetto Big City Life

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