Assisi in un giorno: l’armonia di anima e corpo

Assisi, terra di San Francesco, cuore spirituale dell’Umbria: arrivando in treno alla stazione di Santa Maria degli Angeli ti accoglie guardandoti dall’alto, come volesse ispirarti ad un’ascesa lenta e contemplativa. È abbastanza piccola da poter esser visitata in un giorno, ma non così tanto da concederci troppi tempi morti.

La prima tappa, scendendo dal bus che collega la stazione a piazzale dell’Unità (con partenza a tutte le ore a 15 e 45), non può che essere la Basilica di san Francesco, la cui costruzione venne avviata appena due anni dopo la morte del santo sulla collina che, secondo la tradizione, egli stesso aveva indicato per la sua sepoltura: il collis inferni, la collina dell’inferno, ove venivano seppellite le spoglie di chi aveva trasgredito la legge.  Una scelta che collima certamente con l’umiltà del poverello di Assisi.

Non si può certo dire, però, che la basilica sia povera e dimessa come l’uomo in nome del quale venne innalzata: la chiesa inferiore, ma soprattutto quella superiore, con gli affreschi di Giotto a illustrazione della vita di San Francesco, sono uno spettacolo per il quale occorre concedersi ben più di una visita frettolosa. Sulle pareti, una scena alla volta, l’arte medievale – dedicata a raccontare agli incolti e analfabeti vicende edificanti con un linguaggio accessibile – si offre agli occhi di noi moderni in tutta la sua chiarezza, con una storia che attraversa il tempo.

Appena fuori dalla Basilica di san Francesco, sul piazzale che si inerpica verso la parte alta della città, c’è una porticina laterale che non dovrebbe sfuggire a chi voglia concedersi un’esperienza difficilmente replicabile in un altro luogo di Assisi, sempre piena di turisti e pellegrini. Nella terra del santo che ammansiva i lupi e predicava agli uccelli ci inoltriamo nel Bosco di san Francesco, bene protetto dal FAI, in una passeggiata silenziosa tra opere d’arte umane, a partire dalla campana tibetana circondata dai simboli delle maggiori religioni mondiali in una prospettiva di pace e conciliazione, e meraviglie naturali: il sottobosco di felci, le pareti rocciose del monte Subasio dell’inconfondibile colore rossiccio a strapiombo sul sentiero, il letto del fiume le cui acque hanno scavato e levigato la pietra.

A circa metà percorso incontriamo il punto informazioni del FAI, attraverso il quale accediamo ad un’antica cappella del XIII secolo, la Chiesa di Santa Croce, destinata nelle sue ridotte dimensioni a piccole comunità della campagna circostante. Di qui, attraverso una porticina, possiamo proseguire lungo il corso del torrente Tescio per arrivare alla radura del Terzo Paradiso: un enorme simbolo dell’infinito con un terzo cerchio al suo centro, costruito con innumerevoli piante di ulivo. Un’opera d’arte all’interno della quale si può camminare, realizzata nel 2010 da Michelangelo Pistoletto che, attraverso questo segno, spiega la propria visione di una “terza via”, un modo per superare lo scollamento tra uomo e natura, restaurando l’armonia originaria in un nuovo equilibrio: non più il Primo Paradiso, quello naturale, concepito come l’Eden, né il Secondo Paradiso, quello artificiale, della tecnologia che invade il nostro habitat e lo annichilisce, ma il Terzo appunto in cui le due componenti si integrano. Saliamo allora sulla torre Annamaria, quel che resta di una torretta medievale che serviva a sorvegliare un opificio, per dare uno sguardo sulla radura e concederci una pausa. Il percorso per tornare indietro, infatti, sarà un po’ più impervio, dovendoci inerpicare lungo quel dolce colle che abbiamo appena disceso.

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Usciamo alla luce del sole, più brillante dopo aver affrontato la penombra del sottobosco, e possiamo inoltrarci verso il centro della nostra cittadina, di cui abbiamo finora lambito soltanto la punta più estrema. Raggiungiamo con calma Piazza del Comune, il cuore della vita della città, verso cui confluiscono con grande sapienza urbanistica le principali arterie che si diramano dalle porte ubicate lungo le antiche mura. Qui, con una certa sorpresa, ci troveremo di fronte a realtà storicamente molto diverse: chi potrebbe immaginare, infatti, che proprio sulla piazza principale di uno dei borghi più medievali d’Italia si lasci ammirare la monumentale facciata di un tempio romano, il tempio di Minerva, con le colonne del prostilo in perfetta continuità con un campanile cinquecentesco?

Si tratta di uno dei templi romani meglio conservati, nonostante le vicissitudini di cui è stato protagonista: prima trasformato in chiesa, poi degradato a luogo di botteghe e case, passato poi ad essere sede del Comune che lo destinò in parte a carcere, infine dedicato alla Vergine. Sul lato opposto della piazza vediamo, invece, l’attuale sede del Comune, l’antico Palazzetto dei Priori che offre alla vista un piccolo tesoro: un vicoletto sormontato da una splendida volta a botte affrescata, la cosiddetta volta pinta, realizzata intorno al ‘500 dal pennello di uno sconosciuto autore.

All’ora di pranzo avremo solo l’imbarazzo della scelta: l’Umbria è una terra ricca di sapori e Assisi pullula di ristoranti rinomati per chi voglia sedersi al caldo, magari in una giornata invernale particolarmente ridiga, o di norcinerie e punti ristoro dedicati spesso ad una specialità tipica: la torta al testo, un’alternativa al panino, il cui nome deriva dal particolare piatto di ghisa su cui viene cotta (testo, appunto), che può essere farcita in mille modi diversi. Se, invece, si vuole optare per un sostanzioso piatto di pasta, potremo assaggiare gli umbricelli o gli strangozzi alla norcina, pasta fresca condita con crema di latte e salsicce locali; gli amanti della carne troveranno la loro terra promessa, tra arrosti misti, tagliate e dosi abbondanti di tartufo e funghi.

Sazi e lievemente appesantiti facciamo quindi tappa in uno dei luoghi più suggestivi dell’intera città, il punto più panoramico da cui si può godere di un colpo d’occhio d’eccezione: direzione Rocca Maggiore, il fortilizio che da circa 800 anni domina Assisi come un gigante silenzioso.  Raggiungiamo il vicolo di San Lorenzo e saliamo la scalinata, con alle spalle la facciata della Chiesa di S. Rufino, fino ad arrivare alla strada che conduce direttamente ad affacciarci sulla vallata: abbracciamo con lo sguardo l’intera città, da un estremo all’altro, riconoscendo e salutando dall’alto i tetti e le facciate che ci facevano sentire tanto piccoli a guardarli di sotto in su.

 

La discesa ci porta verso la conclusione del nostro itinerario, che dovrà prevedere però un’ulteriore sosta: non si può visitare Assisi in un giorno senza avere il tempo di assaggiarne i dolci in una delle pasticcerie del corso principale, le cui vetrine sono un chiaro invito ai peccati di gola. Rocciata di assisi, cannolini croccanti, tozzetti…c’è da fare scorta!vetrina-di-pasticceria-assisi-in-un-giorno

Il periodo migliore per visitare Assisi è sicuramente l’inverno: la città si riempie di luminarie, la piazza sotto la basilica ospita un immenso albero di Natale ed è possibile visitare il tradizionale mercatino “La magia del Natale ad Assisi”, attivo dal 2011 con tanto di villaggio natalizio, trenino di Babbo Natale e animazione per i bambini. Non è neanche troppo difficile capitare in una giornata abbastanza fredda da vedere spuntare qualche timido fiocco di neve a ingentilire il paesaggio. Infine d’inverno, considerando l’orario piuttosto precoce del tramonto, potrete godere dello spettacolo della Basilica illuminata.

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