Nella città che muore per non far morire le parole

Nella città che muore per non far morire le parole

 

la parola che non muore

Dal 2 al 4 ottobre 2015 poeti, artisti, registi, attori, scrittori si sono dati appuntamento in un luogo incantato quanto reale, incastonato tra le montagne laziali, sospeso tra le nuvole, Civita di Bagnoregio, per il Festival “La parola che non muore” diretto da Massimo Arcangeli e Giancarlo Liviano d’Arcangelo.

nella città che muore per non far morire le parole

La chiamano “la città che muore” perché una serie di fenomeni geologici di enormi proporzioni ed evoluzione difficilmente prevedibile rischia di far crollare la cittadina, tanto che a Civita oggi abitano soltanto due famiglie. E una quantità enorme di gatti che paiono fare la guardia a questo luogo, visitatissimo dai turisti grazie alle numerose apparizioni cinematografiche ( Il castello errante di Howl del maestro dell’animazione Miyazaki, Il racconto dei racconti di Garrone).

Non poteva esserci posto migliore per riflettere insieme sul valore della parola: strumento di narrazione e quindi di memoria collettiva, collante, tramite tra le generazioni e le epoche, la parola si è installata a Civita come un seme destinato a germogliare per portare nuova vita.

Il programma della manifestazione si è rivelato densissimo e di grande interesse, coinvolgendo ospiti di ogni età: dai poeti maturi, che hanno presentato i loro giovani pupilli in una serata di letture che ha rappresentato un ideale passaggio di testimone tra generazioni, fino ai ragazzi delle feste Archimedee, guidati da Edda Cancelliere, volati dalla Sicilia fino a Civita per inscenare il proprio spettacolo sulla Divina Commedia, il libro immortale simbolo di una cultura sempre viva.
Intorno a Dante, di cui si festeggia quest’anno il settecentocinquantenario dalla nascita, si sono raccolti numerosi interventi tra cui la proiezione di alcuni estratti del progetto “La montagna infinita” del regista Lamberto Lambertini impegnato da sette anni, in collaborazione con la Società Dante Alighieri, a realizzare una completa opera cinematografica sulle tre cantiche della Commedia, in cui sia protagonista non soltanto il verso del sommo poeta, ma anche il territorio italiano nelle sue molteplici declinazioni; la lettura, di effetto dirompente, di una traduzione ottocentesca della Commedia in dialetto calabro a cura di Pina Basile; la suggestiva performance lirico-musicale di Virginia Guidi e Sara Ferrandino.

Sebbene il festival sia durato soltanto tre giorni, l’idea è quella di farlo continuare online, non lasciare che il sipario si chiuda all’improvviso, lasciando le energie spese per la sua realizzazione estinguersi tanto rapidamente. Civita non deve morire, nessuno vuole che questo splendido e quasi disabitato borgo d’Italia rimanga abbandonato a sé stesso; per questo è stato lanciato un contest o per meglio dire una catena virtuale, simile a quelle che abbiamo visto impazzare in rete durante l’estate con l’ice bucket challenge. L’idea è quella di creare una grande anagrafe virtuale di Civita attraverso l’adesione spontanea di grandi e piccoli: è sufficiente realizzare un video di pochi secondi recitando la frase “Io vivo a Civita perché Civita viva” e donare, se lo si vuole, un libro con una motivazione per questa scelta, condividendo poi il video sulla pagina del Festival “La parola che non muore” o sui social con l‘hashtag #iovivoacivita. In alternativa basta anche soltanto una fotografia con in calce la propria “dichiarazione di cittadinanza”.

 

A Civita, infatti, si realizzerà in tempi brevi una grande Casa del Libro in cui confluiranno tutti i libri che cittadini, ospiti, organizzatori, case editrici vorranno mettere a disposizione. Un luogo di memoria libraria e di condivisione che, un mese all’anno, potrà essere occupato da un artista, uno scrittore, un regista, uno studioso per renderla il proprio luogo di ritiro e concentrazione, quell’angolino che spesso i poeti hanno cantato nelle proprie liriche, necessario spesso per poter dare forma alle proprie idee.
L’invito è esteso a tutti. Siamo tutti cittadini di Civita, basta volerlo.

 

Outdoor Urban Art Festival: spazi artistici alternativi alla Dogana di San Lorenzo

Torniamo a San Lorenzo, dove avevamo già visitato una piccola galleria d’arte Mondo bizzarro, per parlare dell’Outdoor Urban Art Festival.

Si è conclusa sabato 22 novembre, dopo un mese di apertura, la quinta edizione del festival di street art che ha colorato soprattutto le vie di Testaccio e che, quest’anno, ha scelto una location inconsueta: l’ex Dogana di San Lorenzo.

Inconsueta perché luogo chiuso, un spazio di 5000 mq ormai in disuso da quattro anni.

Abbandonata, lasciata a sè stessa, inutilizzata: l’ex Dogana di Roma era un casermone inagibile, un parallelepipedo grigio nel cuore di Roma, un relitto storico incagliato nella memoria della città.
Lo spazio perfetto, dunque, per creare un percorso artistico dalle sfaccettature diverse, contrastanti e allo stesso tempo armoniche, attraverso le installazioni di 15 artisti provenienti da 6 nazioni differenti, tutti uniti in un progetto di ricostruzione degli spazi collettivi.

Siete pronti? Entriamo:

 

Indice

Stanza 1 – JB Rock

Corridoio e stanza 2 – Laurina Paperina

Stanza 3 – Blaqk

Stanza 4 – Lady Aiko

Stanza 5 – Dot Dot Dot

Stanza 6 – Thomas Canto

Corridoio – Faith 47

Stanza 7 –Ike, Brus, Hoek

Stanza 8-TNEC/Jack Fox

Corridoio – Galo

Stanza 9 – Buff Monster

Informazioni pratiche

Stanza 1 – JB Rock

Passata la prima sala che funge da anticamera, al di là di una tenda nera che sembra separarci da un universo parallelo, ci ritroviamo al centro di un parco giochi immaginario. Ogni superficie disponibile è stata dipinta secondo un motivo ripetuto ma mai monotono: le pareti, il soffitto, il pavimento, persino il piccolo lucernario, di quello che doveva essere un magazzino per lo stoccaggio di merci, sono diventati un’immensa tela unitaria e cangiante.

Lo spazio sembra dilatarsi in un gioco di colori che non può lasciarci indifferenti. Viene voglia di ritornare bambini per un momento e lasciarsi andare a correre per poi riposarsi, dondolando dolcemente sull’altalena.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Corridoio e Stanza 2 – Laurina Paperina

Basta voltare l’angolo per confrontarsi con una realtà che ben si amalgama con quella da cui si è appena passati.

Un gigantesco gatto occhieggia dalla parete di fronte a noi, con una matitona nella zampa sinistra sembra aver appena finito di scrivere: PROUD TO BE A LOSER – cioè “orgoglioso di essere un perdente”. Una dichiarazione giocosa o una sfida rivolta orgogliosamente a quello che possiamo ritenere il suo più acerrimo e naturale nemico, il topo?

 

Basta dare le spalle al nostro malconcio gattone per trovarci di fronte alla BIG RAT’S HOUSE – la casa del topo grosso, di cui possiamo intravedere l’enorme coda rosa snodarsi sul pavimento. Attraverso la porta vediamo il topo, un moderno mickey mouse dalle fattezze grottesche, una falce della morte tra le zampe e un teschio con le tibie incrociate sul petto, quasi in attesa di un visitatore inopportuno.

L’ironia di Laurina Paperina (sito web), autrice di questa situazione paradossale, in cui è il topo demoniaco ad avere la meglio, non si ferma qui: entrando nella casa del topo grosso, l’occhio non può non caderci sulla casa del topo piccolo e infine, sulla parete alla nostra destra, sulla casa del topo medio, entrambi nascosti nel buio, gli occhietti spalancati a controllare la situazione.

Stanza 3 – Blaqk

La terza stanza è un’ode al nome della manifestazione di quest’anno: moving forward, andare avanti.

Ed è appunto la fotografia di un movimento incessante quella che i greci Blaqk (tumblr) hanno dipinto su queste pareti, lo snodarsi di un pensiero che si avvolge su sè stesso, disorientante e invadente tanto da permeare completamente lo spazio circostante. L’occhio segue questa giravolta, insegue la corsa del colore lungo i muri, rimbalzando incerto tra un estremo e l’altro.

 

Il bianco e il nero, il foglio e l’inchiostro risultano entrambi necessari, nella loro essenzialità comunicativa, per lanciare un messaggio che rimane sospeso, impreciso e di difficile decifrazione: moving forward one hope one quest flow moving with the...

Stanza 4 – Lady Aiko

La stanza affidata all’artista giapponese Lady Aiko (sito web) ha qualcosa di surreale: luci al neon e pittura fosforescente sono le caratteristiche di questo piccolo regno femminile, le cui guardiane sono due bambine, gemelle dipinte con colori speculari, che tengono tra le proprie mani delle bombolette di vernice. Un piccolo cuore rosso sulla latta, guardata come fosse un tesoro, come se quel cuore rappresentasse l’essenza stessa dell’arte.

 

Sembra di trovarsi dentro una favola o il sogno di una bambina…

Fiori e farfalle danno vita ad una delicata decorazione che spicca con ancora più evidenza sui muri lasciati al loro aspetto originario, coperti di scritte e disegni di qualche anonimo inquilino di queste pareti.

Lady Aiko gioca con un tratto semplice e stilizzato in modo da conferire forza comunicativa alle sue opere, coniugando la tradizione orientale alla pop art.

Stanza 5 – Dot Dot Dot

Norvegia e Giappone confinano all’interno di questa fabbrica artistica: accanto al regno dalle tinte luminescenti troviamo l’opera di Dot Dot Dot.

Nove tasti disposti in modo simmetrico a formare un ideale quadrato, ognuno con un simbolo di grande immediatezza comunicativa:

Dot Dot Dot, Dogana, San lorenzoTwitter, il dollaro, la Apple, la T del New York Times…

L’artista norvegese allude ai mezzi di comunicazione, alle nuove tecniche, ai social network, alla diffusione sempre più rapida delle notizie, alle nuove concezioni estetiche che coinvolgono l’atto artistico dello street artist, inevitabilmente chiamato a confrontarsi con una realtà in perenne mutamento, a interagire con la rete…

Come in un museo, l’opera di Dot Dot Dot è illuminata, in una sala sgombra, interamente dedicata ad essa; un cordone rosso separa lo spettatore da ciò che sta osservando e al contempo entra a far parte dell’opera stessa, ponendola in parallelo con le opere d’arte tradizionali.

 

Stanza 6 – Thomas Canto

Dopo l’arte concettuale di Dot Dot Dot , l’ingresso nella successiva sala di questo museo improvvisato risulta straniante:  Thomas Canto(sito web) non usa le pareti come grande tela, ma gioca con lo spazio che gli è concesso, per ricrearlo secondo la sua particolare visione moltiplicata, come riflessa in uno specchio andato in frantumi.

Thomas Canto, Dogana, San LorenzoPlasmati dalla mente dell’artista, fili di nylon e segmenti di plexigas dipinti di bianco, nero e grigio si compongono in una struttura tridimensionale dalla sagoma sfuggente, dinamica, che tende a cambiare ad ogni mutamento di prospettiva:

il tuo occhio si perde ad inseguire questo movimento immobile, questa scultura sospesa e inafferrabile.

 

 

Corridoio – Faith 47

Ancora confuso nel groviglio di fili e pensieri, uscendo dalla stanza ti fermi a sedere un momento per ammirare l’opera della sud Africana Faith 47 (sito web).

Una donna di colore dai tratti gentili guarda una nave in balia delle onde, in una posa che non può che evocarci quella di Adamo nella creazione della Cappella Sistina. Forse è una donna o forse, complice la luce delle lampade che converge sul suo volto, possiamo pensarla come una moderna dea, protettrice di coloro che partono.

Questo slideshow richiede JavaScript.

E’ quasi commovente lo sguardo benevolo che questa donna rivolge alla nave, forse partita con a bordo il suo grande amore, forse i suoi figli, forse soltanto tanti emigranti che cercano nel mare una via di salvezza.

L’attenzione è viva di fronte a questa rappresentazione, lirica e allo stesso tempo profondamente reale, di una questione tanto attuale.

A conferire maggior forza al messaggio contribuiscono altri elementi, che ad un primo sguardo potrebbero passare inosservati o confusi con semplici scritte: Faith 47 ha deciso, infatti, di realizzare una sorta di grande didascalia, un commento all’immagine che ha realizzato, riportando sul muro frasi scritte sotto i ponti delle navi che trasportavano i migranti.

Un grande coro di voci anonime che si muove verso l’H(I)C SUNT DRACON(E)S, “qui ci sono i draghi”, espressione latina utilizzata per indicare terre ancora inesplorate.

Stanza 7 – Ike, Brus, Hoek

Le sorprese non si fermano mai in questo nostro viaggio virtuale ed è così che arriviamo allo spazio più “alternativo” della Dogana, la sala decorata da tre street artist che, stranamente, sono di origine italiana. Perchè stranamente?

Basta dare un’occhiata alla tecnica utilizzata per “affrescare” le pareti a loro consegnate:

 

Voglia di tornare alle origini di un movimento artistico nato negli anni ottanta, riproducendo quella che era, ed è ancora oggi, una pratica molto diffusa tra i writers soprattutto statunitensi: entrare nelle fabbriche, negli edifici abbandonati per trasformare quegli ambienti in una grande galleria, un laboratorio per le proprie creazioni.

Un Gesto in cui prevale la spontaneità del momento, la combinazione, la continua ricerca espressiva che non segue una logica precisa.

Sulla parete di sinistra, entrando, si possono seguire le sperimentazioni calligrafiche di Brus: sceglie di giocare con l’architettura delle stanze e di alternare varie fasce cromatiche in una vera e propria esplosione di colore che ci conferma l’idea di movimento alla base di questa edizione dell’Outdoor Urban Art Festival.

Sul lato opposto, senza che vi sia una vera e propria contrapposizione, si fondono gli stili di Ike, con dei graffiti che sembrano plasmarsi sotto i tuoi occhi e andare nella direzione dell’astratto, e quello di Hoek, che dà vita ad un’immaginazione più concreta attraverso i suoi puppets.

Stanza 8 – TNEC/Jack Fox

Nella stanza che si affaccia su quella che abbiamo appena visitato si confrontano due artisti: Jack Fox, giovanissimo sudafricano di Cape Town, street artist e produttore di musica elettronica e TNEC, romano di soli 24 anni: due universi estremi, nord e sud del mondo che si guardano dai due lati di una stanza.

Jack Fox, Outdoor Urban Art Festival, Dogana di San Lorenzo

Jack Fox realizza un’opera di grande semplicità:

due individui, un uomo muscoloso e uno scheletro, entrambi con capelli lunghi e cappello, si abbracciano come in posa di fronte all’osservatore che, nonostante l’aspetto strano e inconsueto di queste due figure, è rassicurato da quel fiore che spunta nella mano sinistra dell’uomo.

Le braccia sproporzionate danno l’idea di un grande abbraccio che coinvolge tutti, viventi e non.

 

 

TNEC lavora sulla geometria, sulle sfumature e i punti di vista in Reality Twisted, un’opera in cui la realtà si scompone in forme precise e nette nello spazio, forme intercambiabili, in comunicazione tra di loro.

Corridoio – Galo

Voltato l’angolo raggiungiamo la Spagna che, nella geografia di questo spazio concettuale, si tramuta in un lungo corridoio illuminato da una lung fila di lampade al neon.

Le pareti sono letteralmente invase, ricoperte di omini dagli occhi espressivi in pose e atteggiamenti diversi, ma tutti concentrati su di te.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Il corridoio si trasforma in un lungo tunnel in cui i ruoli si invertono e non sei più tu a guardare l’opera ma è essa stessa ad osservare te con curiosità. Senti gli sguardi di migliaia di creature puntati addosso e tu, a tua volta, non puoi fare a meno di seguirli, confrontarli, notare le differenze.

Galo ci regala così l’esperienza straniante di diventare l’oggetto mobile dello sguardo altrui.

 

Stanza 9 – Buff Monster

Usciamo dal tunnel e arriviamo in una sala vuota, l’ultima tappa del nostro viaggio intorno al mondo attraverso la street art: approdiamo su un altro pianeta grazie all’opera di Buff Monster.

Buff Monster, Outdoor Urban Art Festival

Un piccolo e dolcissimo mostriciattolo rosa occhieggia da un angolo del muro, nient’altro che un cucciolo goloso che mangia ciliegie e assomiglia, per consistenza a della morbida crema.

Sembra salutarci mentre usciamo dalla mostra dell’Outdoor Urban Art Festival 2014. Fuori è buio ma porti via con te ancora un po’ di quel colore in cui sei stato immerso.

Informazioni pratiche

La visita virtuale è disponibile anche sul sito del Google Cultural Institute dedicato alla Street art Di Roma.

La Dogana di San Lorenzo si trova in via dello Scalo di San Lorenzo.

Mondo Bizzarro: Pop-surrealismo a San Lorenzo

Ogni angolo di Roma ha una sua storia, un’etichetta appiccicata addosso che fa fatica a togliersi, qualcosa per cui è famoso anche se spesso il suo volto è differente dall’immagine che molti si sono formati in testa.

San Lorenzo fa rima spesso con la movida notturna, gli shot pagati con gli spiccioli e gli ubriachi alle due di notte.
È la terra promessa dell’universitario medio che festeggia il sabato sera con pochi euro in tasca per risvegliarsi il giorno dopo col mal di testa e volumi indigesti da studiare.

Ma è anche un quartiere ricco di iniziative, di colore, di artisti che danno vita alle idee più stravaganti. È un’onda anomala, che difficilmente si riesce a padroneggiare.

Mondo Bizzarro, ingresso, via dei Reti, San LorenzoTra le tante piccole e grandi stravaganze troviamo la Galleria Mondo Bizzarro, un nome che promette bene.

L’ingresso si trova su Via deli Equi 18/A, traversa della Tiburtina; per trovarlo basta seguire le tracce che lascia intorno a sè, come il faccione di Joh Lennon su una delle serrande lì vicino.

Ad accoglierti sulla porta una piccola stampa del “teppista che scaglia un mazzo di fiori” di Bansky, lo street artist più corteggiato al mondo a causa della sua identità ignota.

Entrando hai l’impressione di trovarti in un semplice bookshop, dato che il bancone ti si para davanti come una piccola trincea di libri di arte e pubblicazioni di vario tipo.

Noti subito che lo spazio è estremamente ristretto: praticamente una stanza con una ripida scala che porta ad una sorta di balconcino interno.
Ma in questi pochi metri quadri il numero di opere che puoi ammirare ti fa capire perchè si possa chiamare Galleria.

La stranezza qui è di casa, tanto che Mondo Bizzarro è il regno del Pop-Surrealismo: ispirazioni dark e atmosfere sognanti, distorsioni, amplificazioni, colori accesi al limite della fluorescenza, sperimentazioni audaci tra gioco e visione che spesso la critica ufficiale snobba ma che qui trovano ampia accettazione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

In particolare è in corso una mostra dal titolo “I tuoi adoranti uccellini” dedicata a Frida Kahlo proprio in parallelo, quasi una risposta, alla retrospettiva ufficiale sull’artista alle Scuderie del Quirinale.

Tra omaggi, parodie e rovesciamenti di situazione come nell’Autoritratto con filo spinato, evidentemente ispirato da un quadro dell’artista che è divenuto punto di partenza per una rivisitazione al maschile; o come il quadro “Frida Time“, che congiunge l’immaginario dei videogiochi e di SuperMario con l’immagine iconica dell’autrice, nuovo personaggio di un mondo altro, indistinguibile dagli eroi tanto noti; o ancora “selfie” che gioca evidentemente sulla tendenza all’autoritratto propria dell’artista che esplorava il sè, mescolandola con la moda contemporanea e il protagonismo virale degli autoscatti.

Un piccolo mondo da girare con calma, osservando con attenzione, confrontando gli stili coagulati su quattro pareti.

La Galleria, inoltre, è promotrice di un Festival, quest’anno giunto alla sua seconda edizione: BIZZARRO 2014.
Il 27 settembre dalle 16.00 in poi il programma è fitto di iniziative tra le quali l’apertura delle case private che ospiteranno gli artisti e le loro opere;
è un festival diffuso, che mira a coinvolgere l’intero quartiere e ad aprirlo a chiunque abbia interesse a partecipare con performance dal vivo, mostre di fotografia, interventi di street art e botteghe storiche pronte ad accogliere le nuove realtà emergenti che chiedono spazi a gran voce.
E ovviamente, l’ingresso è gratuito.


Informazioni pratiche

La Galleria Mondo Bizzarro si trova in Via degli Equi 18/A, raggiungibile dalla metro di Termini a piedi

Aperta dalle 15.00 alle 20.00 da Martedì a Sabato

Ingresso Gratuito

All’interno vendita di libri, gadget, opere e riproduzioni di quadri

Sito ufficiale della Galleria Mondo Bizzarro

Festival dell’Oriente @Fiera di Roma

Si tiene in questi giorni, dal 30 maggio al 2 giugno, a Roma, il Festival dell’Oriente, giunto alla sua settima edizione dopo il successo ottenuto in Aprile a Milano. Il costo del biglietto può apparire eccessivo (10 euro) ma non appena si accede alla struttura e si percepisce l’atmosfera ci si dimentica immediatamente del piccolo vuoto al portafogli.

All’ingresso è possibile ritirare la planimetria generale che illustra la disposizione delle varie “attrazioni” sul cui retro è presente il programma generale delle conferenze, della durata di un’ora, relative a tematiche che vanno dall’alimentazione alla pittura sumi-e al bonsai. Gli stand sono distribuiti in due padiglioni, 7 e 8, dislocati secondo un criterio tematico e geografico, pur essendo presente qualche piccola eccezione (ad esempio un banco dedicato alla birra artigianale toscana).

Oltre ad acquistare thè e assaggiare piatti delle principali cucine orientali – tibetana, indonesiana, marocchina, thailandese, cinese, giapponese e indiana – si può provare ogni sorta di massaggio, ammirare l’artigianato nonché alcune strutture tipiche come la tenda mongola (yurta), provare l’esperienza di indossare un kimono di seta e assistere a dimostrazioni di tecniche artistiche tradizionali: sumi-e, pittura sull’acqua, legatura, origami, ikebana…

Sumi-e: pittura all'inchiostro di china.

Sumi-e: pittura all’inchiostro di china.

Ebru: pittura sull’acqua.

Inoltre ci si può sedere per seguire le performance folkloriche o sportive. Sono presenti, infatti, tre palchi e un’intera zona del padiglione 7 è occupata da tatami riservati agli scontri tra gli atleti finalisti del campionato italiano di WTKA, adulti e bambini.

Particolarmente suggestivi sono gli spettacoli, replicati a ciclo continuo dalle 10 fino alle 23: danze tradizionali, canto lirico, tamburi da guerra cinesi, cerimonia del tè…

Cerimonia giapponese del tè.

Cerimonia giapponese del tè.

Ciò che risulta più interessante e divertente è la possibilità non solo di guardare e ascoltare ma anche di partecipare alla fiera attivamente attraverso i workshop e, in particolare, i giochi da tavolo, poco diffusi in Occidente, come il Go e il Carrom, le cui regole vengono gentilmente illustrate dai responsabili degli stand dedicati. Il Carrom, che ci appare simile al biliardo nella struttura del tavolo da gioco e nelle regole, è piuttosto semplice da comprendere e una volta terminata una partita si ha la voglia di continuare all’infinito:

Tavolo per il Carrom.

Tavolo per il Carrom.

In definitiva uscendo da lì con il vostro piccolo tentativo di pittura a china, svariati depliant di associazioni culturali e il sapore del tè verde ancora in bocca, forse, vi sentirete soddisfatti di aver trascorso una giornata diversa dal solito.

Accedi alla Gallery su Facebook

Informazioni pratiche

Biglietto: 10 euro

Location: Fiera di Roma, raggiungibile con il trenino direzione Fiumicino con partenza da Piramide-Ostiense (è valido l’abbonamento mensile dell’Atac e il BIT); in macchina è sufficiente prendere il Grande Raccordo Anulare fino all’uscita 30 in direzione Fiumicino e poi seguire le indicazioni segnaletiche per Fiera Roma.

All’esterno è presente un ampio parcheggio non custodito da cui si può accedere alle strutture attraverso un tunnel sopraelevato.