Outdoor Urban Art Festival: spazi artistici alternativi alla Dogana di San Lorenzo

Torniamo a San Lorenzo, dove avevamo già visitato una piccola galleria d’arte Mondo bizzarro, per parlare dell’Outdoor Urban Art Festival.

Si è conclusa sabato 22 novembre, dopo un mese di apertura, la quinta edizione del festival di street art che ha colorato soprattutto le vie di Testaccio e che, quest’anno, ha scelto una location inconsueta: l’ex Dogana di San Lorenzo.

Inconsueta perché luogo chiuso, un spazio di 5000 mq ormai in disuso da quattro anni.

Abbandonata, lasciata a sè stessa, inutilizzata: l’ex Dogana di Roma era un casermone inagibile, un parallelepipedo grigio nel cuore di Roma, un relitto storico incagliato nella memoria della città.
Lo spazio perfetto, dunque, per creare un percorso artistico dalle sfaccettature diverse, contrastanti e allo stesso tempo armoniche, attraverso le installazioni di 15 artisti provenienti da 6 nazioni differenti, tutti uniti in un progetto di ricostruzione degli spazi collettivi.

Siete pronti? Entriamo:

 

Indice

Stanza 1 – JB Rock

Corridoio e stanza 2 – Laurina Paperina

Stanza 3 – Blaqk

Stanza 4 – Lady Aiko

Stanza 5 – Dot Dot Dot

Stanza 6 – Thomas Canto

Corridoio – Faith 47

Stanza 7 –Ike, Brus, Hoek

Stanza 8-TNEC/Jack Fox

Corridoio – Galo

Stanza 9 – Buff Monster

Informazioni pratiche

Stanza 1 – JB Rock

Passata la prima sala che funge da anticamera, al di là di una tenda nera che sembra separarci da un universo parallelo, ci ritroviamo al centro di un parco giochi immaginario. Ogni superficie disponibile è stata dipinta secondo un motivo ripetuto ma mai monotono: le pareti, il soffitto, il pavimento, persino il piccolo lucernario, di quello che doveva essere un magazzino per lo stoccaggio di merci, sono diventati un’immensa tela unitaria e cangiante.

Lo spazio sembra dilatarsi in un gioco di colori che non può lasciarci indifferenti. Viene voglia di ritornare bambini per un momento e lasciarsi andare a correre per poi riposarsi, dondolando dolcemente sull’altalena.

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Corridoio e Stanza 2 – Laurina Paperina

Basta voltare l’angolo per confrontarsi con una realtà che ben si amalgama con quella da cui si è appena passati.

Un gigantesco gatto occhieggia dalla parete di fronte a noi, con una matitona nella zampa sinistra sembra aver appena finito di scrivere: PROUD TO BE A LOSER – cioè “orgoglioso di essere un perdente”. Una dichiarazione giocosa o una sfida rivolta orgogliosamente a quello che possiamo ritenere il suo più acerrimo e naturale nemico, il topo?

 

Basta dare le spalle al nostro malconcio gattone per trovarci di fronte alla BIG RAT’S HOUSE – la casa del topo grosso, di cui possiamo intravedere l’enorme coda rosa snodarsi sul pavimento. Attraverso la porta vediamo il topo, un moderno mickey mouse dalle fattezze grottesche, una falce della morte tra le zampe e un teschio con le tibie incrociate sul petto, quasi in attesa di un visitatore inopportuno.

L’ironia di Laurina Paperina (sito web), autrice di questa situazione paradossale, in cui è il topo demoniaco ad avere la meglio, non si ferma qui: entrando nella casa del topo grosso, l’occhio non può non caderci sulla casa del topo piccolo e infine, sulla parete alla nostra destra, sulla casa del topo medio, entrambi nascosti nel buio, gli occhietti spalancati a controllare la situazione.

Stanza 3 – Blaqk

La terza stanza è un’ode al nome della manifestazione di quest’anno: moving forward, andare avanti.

Ed è appunto la fotografia di un movimento incessante quella che i greci Blaqk (tumblr) hanno dipinto su queste pareti, lo snodarsi di un pensiero che si avvolge su sè stesso, disorientante e invadente tanto da permeare completamente lo spazio circostante. L’occhio segue questa giravolta, insegue la corsa del colore lungo i muri, rimbalzando incerto tra un estremo e l’altro.

 

Il bianco e il nero, il foglio e l’inchiostro risultano entrambi necessari, nella loro essenzialità comunicativa, per lanciare un messaggio che rimane sospeso, impreciso e di difficile decifrazione: moving forward one hope one quest flow moving with the...

Stanza 4 – Lady Aiko

La stanza affidata all’artista giapponese Lady Aiko (sito web) ha qualcosa di surreale: luci al neon e pittura fosforescente sono le caratteristiche di questo piccolo regno femminile, le cui guardiane sono due bambine, gemelle dipinte con colori speculari, che tengono tra le proprie mani delle bombolette di vernice. Un piccolo cuore rosso sulla latta, guardata come fosse un tesoro, come se quel cuore rappresentasse l’essenza stessa dell’arte.

 

Sembra di trovarsi dentro una favola o il sogno di una bambina…

Fiori e farfalle danno vita ad una delicata decorazione che spicca con ancora più evidenza sui muri lasciati al loro aspetto originario, coperti di scritte e disegni di qualche anonimo inquilino di queste pareti.

Lady Aiko gioca con un tratto semplice e stilizzato in modo da conferire forza comunicativa alle sue opere, coniugando la tradizione orientale alla pop art.

Stanza 5 – Dot Dot Dot

Norvegia e Giappone confinano all’interno di questa fabbrica artistica: accanto al regno dalle tinte luminescenti troviamo l’opera di Dot Dot Dot.

Nove tasti disposti in modo simmetrico a formare un ideale quadrato, ognuno con un simbolo di grande immediatezza comunicativa:

Dot Dot Dot, Dogana, San lorenzoTwitter, il dollaro, la Apple, la T del New York Times…

L’artista norvegese allude ai mezzi di comunicazione, alle nuove tecniche, ai social network, alla diffusione sempre più rapida delle notizie, alle nuove concezioni estetiche che coinvolgono l’atto artistico dello street artist, inevitabilmente chiamato a confrontarsi con una realtà in perenne mutamento, a interagire con la rete…

Come in un museo, l’opera di Dot Dot Dot è illuminata, in una sala sgombra, interamente dedicata ad essa; un cordone rosso separa lo spettatore da ciò che sta osservando e al contempo entra a far parte dell’opera stessa, ponendola in parallelo con le opere d’arte tradizionali.

 

Stanza 6 – Thomas Canto

Dopo l’arte concettuale di Dot Dot Dot , l’ingresso nella successiva sala di questo museo improvvisato risulta straniante:  Thomas Canto(sito web) non usa le pareti come grande tela, ma gioca con lo spazio che gli è concesso, per ricrearlo secondo la sua particolare visione moltiplicata, come riflessa in uno specchio andato in frantumi.

Thomas Canto, Dogana, San LorenzoPlasmati dalla mente dell’artista, fili di nylon e segmenti di plexigas dipinti di bianco, nero e grigio si compongono in una struttura tridimensionale dalla sagoma sfuggente, dinamica, che tende a cambiare ad ogni mutamento di prospettiva:

il tuo occhio si perde ad inseguire questo movimento immobile, questa scultura sospesa e inafferrabile.

 

 

Corridoio – Faith 47

Ancora confuso nel groviglio di fili e pensieri, uscendo dalla stanza ti fermi a sedere un momento per ammirare l’opera della sud Africana Faith 47 (sito web).

Una donna di colore dai tratti gentili guarda una nave in balia delle onde, in una posa che non può che evocarci quella di Adamo nella creazione della Cappella Sistina. Forse è una donna o forse, complice la luce delle lampade che converge sul suo volto, possiamo pensarla come una moderna dea, protettrice di coloro che partono.

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E’ quasi commovente lo sguardo benevolo che questa donna rivolge alla nave, forse partita con a bordo il suo grande amore, forse i suoi figli, forse soltanto tanti emigranti che cercano nel mare una via di salvezza.

L’attenzione è viva di fronte a questa rappresentazione, lirica e allo stesso tempo profondamente reale, di una questione tanto attuale.

A conferire maggior forza al messaggio contribuiscono altri elementi, che ad un primo sguardo potrebbero passare inosservati o confusi con semplici scritte: Faith 47 ha deciso, infatti, di realizzare una sorta di grande didascalia, un commento all’immagine che ha realizzato, riportando sul muro frasi scritte sotto i ponti delle navi che trasportavano i migranti.

Un grande coro di voci anonime che si muove verso l’H(I)C SUNT DRACON(E)S, “qui ci sono i draghi”, espressione latina utilizzata per indicare terre ancora inesplorate.

Stanza 7 – Ike, Brus, Hoek

Le sorprese non si fermano mai in questo nostro viaggio virtuale ed è così che arriviamo allo spazio più “alternativo” della Dogana, la sala decorata da tre street artist che, stranamente, sono di origine italiana. Perchè stranamente?

Basta dare un’occhiata alla tecnica utilizzata per “affrescare” le pareti a loro consegnate:

 

Voglia di tornare alle origini di un movimento artistico nato negli anni ottanta, riproducendo quella che era, ed è ancora oggi, una pratica molto diffusa tra i writers soprattutto statunitensi: entrare nelle fabbriche, negli edifici abbandonati per trasformare quegli ambienti in una grande galleria, un laboratorio per le proprie creazioni.

Un Gesto in cui prevale la spontaneità del momento, la combinazione, la continua ricerca espressiva che non segue una logica precisa.

Sulla parete di sinistra, entrando, si possono seguire le sperimentazioni calligrafiche di Brus: sceglie di giocare con l’architettura delle stanze e di alternare varie fasce cromatiche in una vera e propria esplosione di colore che ci conferma l’idea di movimento alla base di questa edizione dell’Outdoor Urban Art Festival.

Sul lato opposto, senza che vi sia una vera e propria contrapposizione, si fondono gli stili di Ike, con dei graffiti che sembrano plasmarsi sotto i tuoi occhi e andare nella direzione dell’astratto, e quello di Hoek, che dà vita ad un’immaginazione più concreta attraverso i suoi puppets.

Stanza 8 – TNEC/Jack Fox

Nella stanza che si affaccia su quella che abbiamo appena visitato si confrontano due artisti: Jack Fox, giovanissimo sudafricano di Cape Town, street artist e produttore di musica elettronica e TNEC, romano di soli 24 anni: due universi estremi, nord e sud del mondo che si guardano dai due lati di una stanza.

Jack Fox, Outdoor Urban Art Festival, Dogana di San Lorenzo

Jack Fox realizza un’opera di grande semplicità:

due individui, un uomo muscoloso e uno scheletro, entrambi con capelli lunghi e cappello, si abbracciano come in posa di fronte all’osservatore che, nonostante l’aspetto strano e inconsueto di queste due figure, è rassicurato da quel fiore che spunta nella mano sinistra dell’uomo.

Le braccia sproporzionate danno l’idea di un grande abbraccio che coinvolge tutti, viventi e non.

 

 

TNEC lavora sulla geometria, sulle sfumature e i punti di vista in Reality Twisted, un’opera in cui la realtà si scompone in forme precise e nette nello spazio, forme intercambiabili, in comunicazione tra di loro.

Corridoio – Galo

Voltato l’angolo raggiungiamo la Spagna che, nella geografia di questo spazio concettuale, si tramuta in un lungo corridoio illuminato da una lung fila di lampade al neon.

Le pareti sono letteralmente invase, ricoperte di omini dagli occhi espressivi in pose e atteggiamenti diversi, ma tutti concentrati su di te.

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Il corridoio si trasforma in un lungo tunnel in cui i ruoli si invertono e non sei più tu a guardare l’opera ma è essa stessa ad osservare te con curiosità. Senti gli sguardi di migliaia di creature puntati addosso e tu, a tua volta, non puoi fare a meno di seguirli, confrontarli, notare le differenze.

Galo ci regala così l’esperienza straniante di diventare l’oggetto mobile dello sguardo altrui.

 

Stanza 9 – Buff Monster

Usciamo dal tunnel e arriviamo in una sala vuota, l’ultima tappa del nostro viaggio intorno al mondo attraverso la street art: approdiamo su un altro pianeta grazie all’opera di Buff Monster.

Buff Monster, Outdoor Urban Art Festival

Un piccolo e dolcissimo mostriciattolo rosa occhieggia da un angolo del muro, nient’altro che un cucciolo goloso che mangia ciliegie e assomiglia, per consistenza a della morbida crema.

Sembra salutarci mentre usciamo dalla mostra dell’Outdoor Urban Art Festival 2014. Fuori è buio ma porti via con te ancora un po’ di quel colore in cui sei stato immerso.

Informazioni pratiche

La visita virtuale è disponibile anche sul sito del Google Cultural Institute dedicato alla Street art Di Roma.

La Dogana di San Lorenzo si trova in via dello Scalo di San Lorenzo.

M.U.Ro: la street art che feconda il Quadraro

Abbiamo già parlato in due diversi articoli della scena romana della street art, per quel che riguarda Ostiense e l’esperienza della mostra Urban Legends.
Oggi incontriamo un vero e proprio progetto, nato nel 2010 dalla passione e dal desiderio di fare qualcosa per il Quadraro di David Vecchiato, in arte Diavù: è M.U.Ro, Museo di Urban Art di Roma.

Indice

Piazza dei Tribuni: Senza titolo-Nicola Alessandrini
Via Decio Mure: Il RisucchiAttore- Mr. Thoms
Via dei Lentuli: Senza titolo – Giò Pistone;
Senza titolo –Dilka Bear e Paolo Petrangeli;
Duality – Malo Farfan;
Sans Title- Zelda Bomba;
Quadraro People – Diavù;
Art Pollinates Quadraro – Diavù
Largo dei Quintili: Scacco al Re – Camilla Falsini
The Bukhingam Warrior – Gary Baseman
Via del Monte del Grano: Nido di Vespe – Lucamaleonte
Vai dei Quintili: Senza Titolo -Veks Van Hillik
Via dei Pisoni: Senza Titolo – Ron English
Street Art -Jim Avignon
Quadraro ner Core – Beau Stanton
Via Filippo Re, Giardino dei Ciliegi: Senza Titolo – Alberto Corradi, Ale Giorgini, Diavù, Irene Rinaldi, Marco About Bevivino e Massimo Giacon
Via Antinori: It’s a New Day – Alice Pasquini
Link utili

Senza Titolo – Nicola Alessandrini (blog)

Fermata dell’autobus in Piazza dei Tribuni, capolinea.

Un mezzo in sosta lungo il marciapiede si sposta pigramente per riprendere il suo viaggio e così lo vedi: un lungo serpente dalle scaglie brillanti, sorretto da buffi ometti il cui viso ti ricorda, a primo impatto, Chewbecca di Star Wars in una versione tenera e addolcita.

È un movimento sinuoso e ipnotico quello che si snoda davanti ai tuoi occhi, sembra trasportarti inesorabilmente verso la bocca spalancata del serpente, pronta ad afferrare un grosso topo dall’espressione rintontita.

Sembra quasi un rito sacrificale, con l’omino che offre il pasto a questo terribile signore.

L’attesa dell’autobus diventa decisamente meno pesante di fronte a un’opera così magnetica e piena di dettagli da osservare.
E magari, distratto, l’autobus lo perdi pure. Ma non fa niente, la tua passeggiata può proseguire a piedi verso Via Decio Mure alla ricerca di altre opere del M.U.Ro.

Il RisucchiAttore – Mr. Thoms (sito web)

Un bambino percorre la strada in bicicletta, piccolo e spavaldo sulle due ruote. Il padre lo precede nella pancia del mostro:
è la galleria di Via Decio Mure, trasformata dall’artista Mr Thoms nel RisucchiAttore.

È un varco che conduce in un nuovo mondo, un vortice che risucchia tutto ciò che ha intorno come noti osservando le braccia di questo gigante, circondate da ogni oggetto che può trovarsi di solito su una strada di città: da un segnale stradale di divieto ad un cono dei lavori in corso fino ad un preservativo.

Tutto viene trasportato nella dimensione della urban art, soprattutto tutto quello che degrada la città.
Ti sembra quasi che quello che hai di fronte sia un gigantesco spazzino che ripulisce le vie, dando una nuova immagine al quartiere. trasmettendo il senso forte di questa forma d’arte.

Ti lasci guidare da questo strano essere, a metà tra Caronte e un netturbino e penetri nelle viscere del Quadraro vecchio.

Senza Titolo – Giò Pistone (sito web)

Dall’altra parte del magico tunnel ti ritrovi circondato da degli spiritelli evanescenti, piccoli guardiani della porta.

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Se il RisucchiAttore per la sua espressione quasi sofferente poteva incutere un po’ di timore, questi mostriciattoli sono qui per garantire a tutti il passaggio attraverso questa grande porta, di cui puoi vedere la serratura e la chiave, tenuta in mano da uno dei personaggi a destra.

La scritta proprio sopra l’arco della galleria recita:

 Ai pensieri liberi, alle paure, agli amori volanti nel passaggio tra due tempi

Una dedica ai sentimenti più umani e quasi una formula di protezione e di buon augurio per chi si incammina, portando dentro di sè speranze e paure, un piccolo manifesto della libertà che per il Quadraro ha sempre rappresentato un valore da custodire.

Ed è con questo pensiero che ti volti alla tua destra per prendere via dei Lentuli.

Senza Titolo -Dilka Bear e Paolo Petrangeli (tumblr di Dilka Bear  e sito web di Paolo Petrangeli)

Via dei Lentuli ti appare come la strada più colorata che hai visto fino a questo momento; si susseguono ben quattro opere di artisti diversi che reinterpretano a modo loro questo punto particolare del quartiere. Ma perché proprio questo muro?

Perché il 17 aprile 1944 lungo questo muro vennero messi in fila uomini e ragazzi rastrellati dalle truppe tedesche nel quartiere. E quando dei soldati ti mettono contro un muro quello che pensi subito è che sarai fucilato. L’operazione fu però volta a spaventare gli abitanti di quel nido di vespe, uomini e donne battaglieri che non avevano alcuna intenzione di farsi intimidire. La fucilazione non ci fu, ma vennero tutti portati via.

Per questo ogni street artist coinvolto in questa operazione ha dato il proprio contributo ad un muro rovinato e vandalizzato, un pezzo di memoria che riemerge.

La prima immagine che ti viene incontro è quella di una bambina.

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La testa sproporzionata e l’espressione del viso le danno un aspetto serio e tenero allo stesso tempo.

Sembra tenere tra le mani una manovella, di quelle che di solito servono a caricare le scatole a molla da cui esce fuori un pupazzo.

Ma il pupazzo è lei stessa e così vedi prendere forma sul muro quella che ti appare la rappresentazione del cervello destro e di quello sinistro:
da una parte bulloni, viti e molle schizzano fuori dall’orecchio in un turbine grigiastro;
dall’altra gli stessi elementi meccanici, messi insieme dalla fantasia, costruiscono robot dalle forme animali, disegnati con tenui colori pastello e  sfumature incredibili.

Ti soffermi sul viso della bambina, curioso come quel topolino che spunta da un vero buco nel muro, adattato a piccola casa. Un esempio di come la street art interagisce con l’ambiente e lo riadatta.

Duality – Malo Farfan

Percorrendo il M.U.Ro le sorprese sono tante e i contrasti molto forti…e da un momento all’altro ti ritrovi davanti ad un’opera vagamente inquietante: Duality di Malo Farfan

Due animali cornuti, due caprioli vestiti come i sacerdoti di qualche culto misterico di cui tu sei l’attonito spettatore,  forse la vittima: basta che ti posizioni proprio di fronte a loro per osservarli meglio.

Alla tua destra un volto scheletrico, la chira personificazione della morte, e alla tua sinistra la vita nel suo pieno vigore. Questo il senso del titolo Duality, gli opposti, gli esremi che si toccano e si completano in un cerchio senza fine.

Sans Title – Zelda Bomba

Dalla monocromia ad un’esplosione di volti di donne su fondo rosso, Zelda Bomba, via dei Lentuli, Quadrarocolore e passionalità c’è soltanto un passo:

due volti di donna dalle labbra carnose ti guardano dritto in faccia;

uno sguardo fiero e deciso; sembra una sfida diretta e incrollabile, l’icona di un antifascismo militante su una bandiera rosso acceso.

Quadraro People – Diavù (sito web ufficiale)

Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso, Quadraro, via dei LentuliPer un momento distogli lo sguardo dai murales che hai intorno e ti ritrovi ad osservare qualcosa che ti trasmette emozioni simili:

Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

Un messaggio semplice che racchiude in sè l’impegno di chi abita il quartiere a dargli un volto nuovo, a renderlo vivo come ha cercato di fare Diavù.

Sono gli abitanti del Quadraro, i Quadraro people che l’artista ha voluto immortalare fantasiosamente su questo muro, facendoli protagonisti della rinascita oltre che della memoria.

Art Pollinates Quadraro – Diavù

E ora in un centro ideale del Quadraro, di fronte a largo dei Quintili trovi un murales che è un manifesto, il motore di questo grande museo all’aria aperta dove si intrecciano storia, memoria collettiva, arte di strada e desiderio di gettare dei semi nuovi

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Art Pollinates Quadraro

L’Arte feconda il Quadraro: tanti piccoli e grandi spermatozoi colorati si dirigono verso un grande ovulo nero che aspetta soltanto di essere toccato da quell’onda di colore e di sbocciare come un fiore chiuso da troppo tempo…

Scacco al Re – Camilla Falsini (sito web)

Scacco al Re, Camilla Falsini, largo dei Quintili

Su una cabina dell’ACEA, ormai parzialmente coperta da un graffito, spiccano ancora i colori vividi e provocatori di Scacco al Re di Camilla Falsini.

Un titolo che richiama il gioco degli scacchi, come se questa struttura verticale fosse divenuta un enorme pezzo da spostare sulla scacchiera.

Se il re è l’autorità, potremmo dire che lo scenario immaginario o reale di fronte cui ti trovi è quello di un’autorità che non sa più come muoversi, la rappresentazione della nostra contemporaneità…

The Bukhingam Warrior – Gary Baseman(sito web)

Proprio sotto la targa che battezza largo dei Quintili tinte cupe e uno scenario apocalittico ti lasciano col fiato sospeso e col desiderio di indagare più a fondo quello che stai guardando.

Un soldato a tre teste armato di una lama, circondato da creature maligne con corna e denti aguzzi, dei demoni che hanno aggredito tre figure indifese che identifichi leggendo sul loro petto: Fides, la cui testa è rotolata per terra, Veritas, Libertas.

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Lealtà, Verità e Libertà sono in pericolo, ostaggi di un regime dispostico e assassino. Per questo interviene il Buckingam Warrior, che in una mano tiene la testa di un suo simile a cui rivolge uno sguardo, come se quel resto di umanità fosse un monito a continuare a combattere.

Così Gary Baseman rappresenta la storia del Quadraro, come ci indica quella Q 44 marchiata col fuoco e col sangue sul torso del guerriero. Un guerriero che è stato ispirato da suo padre, un sopravvissuto alla Shoah, qualcuno che ha combattutto perchè la memoria non andasse perduta per sempre nella negazione.

Nido di Vespe – Lucamaleonte

In via del Monte del Grano il progetto M.U.Ro coinvolge un artista che hai già visto al lavoro nel sottopasso di Ostiense, Lucamaleonte.

Sulla parete con gesto attento si compone un enorme nido di vespe, con le celle semplici e geometricamente perfette abitate da uno sciame che ti colpisce per la precisione anatomica

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La scritta NOW YOU ARE ENTERING FREE QUADRARO, omaggio ad un anonimo writer che l’aveva lasciata su questo muro, quasi un barriera ideale contro l’esterno, spiega la metafora contenuta nell’opera:

Il Quadraro è quel nido ronzante, quel nucelo dissidente che tanto filo da torcere dava ai nazisti tanto da costringerli ad un’operazione che decimasse lo sciame, terrorizzasse quei pochi che rimanevano e lasciasse vuoto e freddo il nido.

Il giallo e il nero così vivi sui corpi di questi animali sono una risposta a distanza di settant’anni, un “noi siamo ancora qui“.

Senza Titolo -Veks Van Hillik

Prendi via dei Quintili, una bella passeggiata lungo la quale, sui pali della luce, puoi trovare latte di vernice riutilizzate come vasi da fiori.

Quando meno te lo aspetti, alla tua sinistra, sulla facciata di un palazzo tinteggiato di bordeaux trovi due grosse rane

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Gemelle in tutto, tranne che nel colore, hanno l’addome aperto a mostrare il contenuto: le proprie uova, che ti sembrano assomiliare vagamente alle sfere del drago di Dragon Ball.

Senza Titolo – Ron English

In via dei Pisoni incontri un piccolo supereroe, un mini Hulk tanto realistico che sembra uscire dalla parete.

Particolare che attrae la tua attenzione sono i disegnini che si vedono alle sue spalle, in un tenue colore pastello: pterodattili, animaletti e batman e robin con gli occhi ingigantiti, quasi schiacciati dal peso del baby mostro verde.

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Sembrano opera della mano di un bambino che ha dato libero sfogo alla sua creatività ed ora viene rimproverato dalla mamma.

Un inno alla libertà espressiva, un invito ai giovani ad avvicinarsi all’arte; un’opera non solo da guardare da lontano, come in un museo, con la paura che scatti l’allarme se ti avvicini troppo, ma persino da toccare.

Ti sembra quasi che Hulk esca dal muro e che tu possa entrarci dentro.

Street Art -Jim Avignon

Street ArtPoco più in là, cambio di scena.

Il corpo nudo di una donna è disteso su questa parete e strade sinuose percorrono i suoi fianchi.

Il corpo stesso della donna diviene la città, da attraversare, da amare, da dipingere.

Ed ecco che la street art rappresenta sè stessa.

Quadraro ner Core – Beau Stanton

Senza titolo, Beau Stanton

Un muro arancio screpolato, un grosso cuore bianco tracciato dalla mano di qualche ragazzo: Quadraro ner core, un luogo che è radice della propria identità, amato ed odiato, scritto sui muri.

Così un cranio viene attraversato da un albero, i cui rami sembrano mimare le sinapsi del cervello. Morte e vita si intrecciano come in ogni storia, si stringono la mano per creare qualcosa di nuovo.

Senza Titolo – Alberto Corradi, Ale Giorgini, Diavù, Irene Rinaldi, Marco About Bevivino e Massimo Giacon

Il tuo viaggio è quasi giunto al termine. Ti avvi verso via Filippo Re: il Giardino dei Ciliegi, il parco pubblico della zona è il luogo perfetto per fare una sosta.

Seduto sulla panchina puoi guardare il murales di 60 metri che copre l’intero muro perimetrale, sulla cui sommità corre del filo spinato. Un contrasto che non passa inosservato.

È un parco dove le madri portano i figli a giocare e quindi le figure che si inseguono in questo spazio sono immagini rassicuranti, semplici e familiari, a misura di bambino.

It’s a New Day – Alice Pasquini

In via Antinori sull’unico muro libero si apre uno scenario dalle tinte tenui, uno squarcio di quotidianità regalato al Quadraro da Alice Pasquini

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Delicato come il risveglio di una domenica mattina di pioggia, luminoso come il sorriso di uno dei personaggi raffigurati.

Il nuovo giorno cancella il grigio del vecchio e apre le porte per far entrare l’aria.

Questo è il bello di M.U.Ro, che si espande in ogni direzione, germina, fruttifica con combinazioni sempre diverse e suggestioni sempre nuove eppure radicate profondamente nel cuore del quartiere.

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Link utili

Mappa del Quadraro
Sito Ufficiale del progetto M.U.Ro con le immagini dei work in progress di tutte le opere
Il Manifesto del M.u.Ro scritto da David Daviù Vecchiato

Urban Legends: quando la Street Art incontra il Museo

In uno dei precedenti articoli (che puoi leggere qui) avevo parlato della street art a Roma, focalizzandomi in particolare sul quartiere-Rione di Testaccio.

Oggi torno a parlarvi di questa realtà, introducendo una mostra di cui avevo già fatto cenno: Urban Legends, allestita all’interno di uno dei padiglioni del MACRO di Testaccio, visibile in completa gratuità per volontà dei suoi organizzatori e promotori fino al 10 agosto.

Macro di Testaccio, cortile esterno,  Urban Legends

Macro di Testaccio, cortile esterno, Urban Legends

E mai location fu più azzeccata per una simile iniziativa: il MACRO, infatti, ha sede nei locali dell‘ex-Mattatoio, recuperato e rivitalizzato per ospitare mostre, performance e allestimenti permanenti. Potremmo pensarlo quasi come la metafora della città che cambia pelle e si trasforma in modo imprevedibile, tornando ad essere a misura d’uomo.

La street art, dunque, incontra il museo, lo spazio dell’arte ufficiale, lo compenetra e si pone non più in opposizione ma in aperto dialogo, dimostrando come le due realtà possano convivere e stimolarsi a vicenda.

Il risultato è disponibile di fronte ai vostri occhi in due sale, l’una dedicata alle opere individuali, l’altra in cui due o più writers hanno collaborato alla realizzazione di un’unica enorme parete dipinta, condividendo soggetti e stili molto diversi tra di loro. I vari pezzi sono corredati da un semplice cartellino identificativo con il titolo e il nome dell’autore, proprio come qualsiasi quadro in esposizione in un comune museo e l’interpretazione è lasciata allo spettatore.

"A far l'amore", C215, Macro testaccio, Urban Legends

“A far l’amore”, C215, Macro testaccio, Urban Legends

La prima immagine che ci dà il benvenuto ha un profilo familiare. Forse il titolo può darci qualche indizio: A far l’amore… eh sì, carramba che sorpresa!: è proprio la Raffa nazionale, immortalata nel fior fiore dei propri anni giovanili dall’artista francese noto con il tag o nome d’arte, di C215. Un piccolo tributo ad una “figura” radicata nell’immaginario degli italiani.

Allegoria: il futuro fugge dal presente e si rifugia nel passato, Lucamaleonte, Macro Testaccio, Urban Legends

Allegoria: il futuro fugge dal presente e si rifugia nel passato, Lucamaleonte, Macro Testaccio, Urban Legends

Sulla parete attigua, completo cambio di soggetto, di stile e di concetti veicolati. Ci troviamo di fronte a Allegoria: il Futuro fugge dal presente e si rifugia nel passato, realizzato dall’italiano Lucamaleonte, pseudonimo di Luca M. (tumblr) L’ispirazione profonda e inconfondibile gli deriva dalle incisioni di Dürer

Il titolo esplicita in modo chiaro la rappresentazione:
Una donna bendata come nella tradizionale iconografia della Dea Fortuna rappresenta il Futuro.
Il Presente non è altro che un uomo dalle sembianze caprine (e non ci sorprenderemmo se il suo denaro puzzasse di zolfo), con la cravatta, il cellulare in una mano e denaro e carte di credito nel taschino. Dietro di lui si scorge un bidone rovesciato, contenente probabilmente petrolio, e un paesaggio desertico.

Significativo a mio avviso l’uso dei generi: un futuro donna, seducente ma anche fragile, e un presente uomo, ben vestito e dall’occhio lussurioso che sembra voler tentare la fanciulla. Il Passato, invece, non ha sesso: è una natura incontaminata attraverso al quale si intravede una colonna con capitello.

Gemelli, Seth, Macro Testaccio, Urban Legends

Gemelli, Seth, Macro Testaccio, Urban Legends

Seth ci propone, invece, la sua personalissima interpretazione della fraterna ostilità tra le due squadre della capitale in un’opera dal titolo molto espressivo: Gemelli.

La Roma e la Lazio non sono che due individui, con la maschera dell’aquila e del lupo invertita rispetto alla maglietta identificativa della squadra.

Tranne per queste caratteristiche esteriori, abbigliamento e maschera, i due sono perfettamente identici, come dimostra anche la posizione. Entrambi impugnano un’asta, conficcata nel petto dell’altro, segno della rivalità che divide ma unisce allo stesso tempo.

Il legame inscindibile si concretizza in un nastro che corre intorno alle due figure, quasi un simbolico cordone ombelicale, e nel gesto di posare la mano destra l’uno sulla spalla dell’altro, tanto che sembrano stringersi in un abbraccio. Sullo sfondo le stelle, ad evocare il riferimento alla costellazione, che rafforza il senso di consanguineità dei due “fratelli”.

 Una menzione a parte merita la seconda sala in cui troviamo dei veri e propri colossi a più mani, risultato della sinergia e del confronto tra linguaggi molto differenti che pur fondendosi tra di loro, lasciano sempre intuire le singole individualità dietro ad un semplice segno.

Vi propongo, dunque, una carrellata di immagini, questa volta prive di commento per lasciarvi il gusto di andarle a “sondare” coi vostri occhi dentro al museo:

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 ah già che ci siamo…

 

Alla prossima!

Arte fuori dagli schemi: Roma underground

Siete mai passati per la galleria della metro di Spagna? Pareti di cemento, magari qualche macchia di umidità, un tragitto infinito per raggiungere i treni… Uno scenario che tutti conosciamo.
Ma da un mese non è più così.
Lungo le pareti ora si intrecciano linee colorate, volti, immagini astratte. Il tunnel è diventato un’immensa galleria d’arte del tutto gratuita, un esempio di cultura underground di alto livello.

Popay, Stazione Metro  Spagna, street art a Roma

Popay, Stazione Metro Spagna

Atac con il patrocinio di Roma Capitale e in collaborazione con l’associazione Le Jours de France  ha concesso questi spazi, attraversati ogni giorno da migliaia di turisti, lavoratori, cittadini romani, ad un gruppo di artisti di varie nazionalità tra cui gli italiani Lucamaleonte, Andreco e Tellas e l’argentino Jaz.

L’idea è stata quella di fondere stili e tecniche diverse, come diverse sono le provenienze di tutti coloro che hanno collaborato alla sua realizzazione, come diverso è ogni individuo e la sua interpretazione di arte.

Il risultato è visibile in quella che è diventata una piacevole passeggiata nel regno della street art, riportata nel suo contesto di provenienza principale: la realtà underground, del sottosuolo urbano. Grande è poi l’impatto se si considera il luogo in cui tutto questo avviene, una delle piazze simbolo della città di Roma in cui, così, vanno ad affiancarsi, esaltandosi a vicenda, tradizione e innovazione, canoni classici e provocazione.

Gatto, C215, Stazione Metro Piazza di Spagna street art Roma

Gatto, C215, Stazione metro Piazza di Spagna, street art Roma

Ma le sorprese non finisco qui: Atac ha anche messo in vendita 50 mila carnet da 10 biglietti al prezzo scontato di 14 euro, all’interno dei quali è possibile trovare, con molta fortuna, uno dei bit da collezione raffiguranti il gatto di C215, alias Christian Guemy, esponente di spicco del panorama artistico francese e internazionale, nonché dottore di ricerca in Storia dell’arte.

Il nome dell’iniziativa, BIT GENERATION, si basa su un gioco di parole tra
BIT, Biglietto Integrato a Tempo, e BEAT, dal verbo to beat =battere, indicante un movimento artistico e musicale sviluppatosi negli anni ’60. Un’idea della cultura beat nel suo complesso, in Italia, possiamo trovarla in Giotto Beat di Caparezza:

In aggiunta, a partire dal 7 giugno e fino al 10 agosto, al MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma è aperta ad accesso completamente gratuito la mostra Urban Legend, che vede coinvolti 12 artisti, 6 italiani e 6 francesi. Sul sito è possibile scaricare in formato .zip il kit press con le foto delle opere realizzate alla metro di Spagna e sul trenino della Roma-Lido, oltre che alcuni scatti che ritraggono i writers all’opera.

Ma l’operato di questi artisti non si rinchiude tra quattro mura e torna nelle strade, anzi da esse parte, grazie alla lungimiranza di chi comprende le potenzialità del fenomeno della street art, in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Passiamo così dalla metro al quartiere che è divenuto sinonimo di riqualificazione  e lotta contro il degrado, coinvolgendo i cittadini in un diverso modo di vivere il proprio spazio urbano: Ostiense.

Indice
Via Galvani: Il lupo di Roa
Via delle Conce: Rising Love di Sten e Lex e Murales di Herbert Baglione
Via Pellegrino Matteucci: Fronte del porto di Blu
Via Ostiense: Opera collettiva e Murales di Blu
Via del Gazometro: Murales di Momo
Via del Commercio: Paint over the craks di Kid Acne
Via del Porto Fluviale: Il Nuotatore di Agostino Iacurci
Via dei Magazzini Generali: Wall of Fame di JB Rock e Black and White Power di Sten e Lex

 Il Lupo di Roa

Lupo, Roa,Testaccio, Roma

Lupo, Roa, Testaccio, Roma

Roa è un artista belga, noto nel mondo della street art soprattutto per la particolare predilezione per gli animali, soggetti privilegiati delle sue opere, tutte visibili sul suo Flikcr.

Sul muro di uno dei palazzi in via Galvani, in prossimità del monte dei cocci che dà il nome a Testaccio, giganteggia un enorme lupo di 30 metri, chiamato jumping wolf, lupo che salta. Il murales è stato definito un “inno all’istinto” come troviamo scritto sul sito ufficiale dell’associazione culturale che si è occupata di promuovere questa e le altre opere, la 999contemporany.

Nonostante il benestare dei condomini dello stabile che hanno concesso la possibilità di decorare la parete, i problemi non hanno tardato a presentarsi. La particolare forma del lupo, simbolo per antonomasia di Roma e del quartiere capitolino, non ha mancato di suscitare numerose polemiche: c’è, infatti, chi vi ha visto una certa somiglianza con un ratto a causa dell’apparente sproporzione del collo dell’animale e della sua posizione.

L’assessore del I Municipio, Andrea Valeri, non ha tardato a rispondere alle critiche sottolineando come la lupa dipinta in quella maniera sia ” la rappresentazione dell’artista della città di Roma in tempi di crisi e di decadenza”. (fonte: Leggo)

Rising Love di Sten e Lex

Rising Love, Sten&Lex, Roma street art

Rising Love, Sten&Lex, Roma street art

Svoltato su via Nicola Zabaglia e proseguendo fino alla rotonda, arriviamo a Via delle Conce, dove si trova il Rising Love, famoso locale della zona di Testaccio, teatro di esposizioni, dj set, musica dal vivo e performance artistiche di alto livello. Non è un caso, dunque, che la sua facciata ospiti un mega stencil realizzato dal duo italiano di Sten & Lex. La particolarità che contraddistingue questa coppia, dapprima dedicatasi alla rappresentazione di icone pop, è l’unicità delle loro opere: la matrice utilizzata viene ogni volta distrutta.

Come l’altra opera presente a Ostiense, Black and White Powerquella del Rising Love raffigura un volto anonimo ottenuto attraverso una tecnica ormai collaudata che consiste nell’affiancare una miriade di puntini che, in prospettiva, compongono la figura, solitamente in bianco e nero. Su Urban Contest troviamo uninteressante intervista ai due artisti che raccontano le origini della loro esperienza comune.

 

Murales di Herbert Baglione

Ma le meraviglie di via delle Conce non si fermano qui. Sul muro di fronte, quello della storica falegnameria Blasi, campeggia il murales, di 40x3m, del brasiliano Herbert Baglione, originario di San Paolo. Possiamo conoscerlo meglio attraverso il suo blog.

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L’effetto suscitato è un misto di attrazione e repulsione per queste figure tanto simili quanto ambigue e distorte, uomini e donne dai lineamenti familiari eppure tanto estranei. Di certo non abbiamo di fronte un esempio di arte conciliante quanto, piuttosto, l’immagine di una contemporaneità alienata da sé, distratta e confusa: una critica corrosiva contro la deriva della società umana. Questo murale ha, inoltre, ispirato un cortometraggio realizzato per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri 2012” dell’Isola del Cinema.

Fronte del porto di Blu

Su via del Porto Fluviale il cupo grigiore di cui siamo stati testimoni si trasforma in una girandola di colori sulle due facciate dell’ex caserma dell’aeronautica militare, nota dopo la sua occupazione nel 2003 come Fronte del Porto, luogo di incontro e prolifico scambio culturale.

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Quest’opera, che abbraccia l’edificio trasformandone le finestre negli occhi di tanti colorati mostriciattoli, è frutto del genio e del lavoro anonimo di Blu, originario di Senigallia. Una delle sue creazioni è stata indicata dal The Observer nella lista delle 10 più grandi street art work al mondo. E osservando i dettagli e l’opera nel suo complesso si capisce il perché.

Opera collettiva

Su via Ostiense troviamo una delle opere più fotografate; ma dovremmo parlare di opera collettiva giacché il sottopasso rappresenta un concentrato di stili e tendenze diversificate amalgamate tra loro tanto che, seppur indipendenti, le singole opere sembrano parte di un progetto comune.

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La mano più presente è quella di Ozmo che si firma accanto al ritratto di Gramsci, ospite insieme a Shelley e a Keats del Cimitero Acattolico presso la piramide Cestia. I tre sono rappresentati secondo modalità diverse: il volto di Gramsci, perfettamente riconoscibile, è privo di qualsiasi riferimento al nome; Shelley invece è accompagnato dalla sua identificazione; l’ultimo volto, che compare sulla parete in diversi punti, ma mai perfettamente chiaro e identificabile, ci si palesa soltanto attraverso una citazione inequivocabile. Here lies one whose name was writ in water, “qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” non è altro che l’epigrafe presente sulla tomba del poeta nel cimitero.

Murales di Blu

Proseguendo su Via Ostiense, poco lontano dalla Centrale Montemartini, centrale dismessa trasformata in sugestivo museo e altro punto di riferimento della zona, troviamo l’Alexis. Si tratta di uno stabile dell’ACEA occupato da studenti e precari, trasformato in uno spazio di socialità e dedicato al giovane studente di 15 anni, Alexis Grigoropolous, morto negli scontri di Atene del dicembre 2008.

Proprio ad Alexis è dedicato il murales realizzato da Blu, costituito da una lunga serie di macchine gialle incastrate tra di loro come le maglie di una catena, chiuse da un lucchetto e da un cammeo, raffigurante il ragazzo e recante nome e data della tragedia di cui fu vittima: la consacrazione artistica di un’operazione sociale di rivendicazione di spazi, necessari ai giovani per esprimersi, liberi da vincoli e aperti alle realtà emergenti, che non possono essere messe a tacere.

Murales di Momo

Essenziale e minimale l’opera di Momo in Via del Gazometro decora con il suo gioco di forme e colori la facciata di un vecchio edificio dell’Italgas.

Gazometro, via del Commercio, Momo, 2012

L’essenza dell’operazione sta proprio nella scelta degli edifici su cui intervenire: quello dell’Italgas così come l’ex caserma dell’aeronautica o l’Alexis sono realtà urbane sottoposte al degrado, casermoni grigi che sembrano appesantire l’aria intorno, renderla plumbea e irrespirabile.

Sono fossili di un passato recente che non può essere sradicato dal quartiere ma che, recuperati alla società civile, affollati da giovani pieni di energie, animatori di iniziative, si vedono investiti da nuova linfa vitale divenendo il centro delle attività culturali.

Paint over the craks di Kid Acne

Paint over the cracks, Roma

Sito in Via del Commercio su un lungo muro dietro il quale si stagliano le strutture del Gazometro, Paint Over the Cracks non lascia dubbi sulla sua paternità: inconfondibile è, infatti, lo stile di Kid Acne, artista, illustratore e musicista hip-hop originario del Malawi (blog)

La frase è un vero e proprio mantra per il writer, “Dipingi sopra le crepe“: un chiaro invito a non ignorare il degrado, a non lasciare la città nell’abbandono e nell’indifferenza ponendovi mano in prima persona. Sembra quasi richiamare l’usanza giapponese di riparare le crepe nei vasi con l’oro, come a dire “invece di criticare e commiserare quello che hai intorno, prendi un pennello e riscopri la bellezza”.

Il Nuotatore di Agostino Iacurci

Il nuotatore, Iacurci, Via del Porto Fluviale

Il nuotatore, Agostino Iacurci, Via del Porto Fluviale

Realizzato in occasione dell’Outdoor Festival nell’ottobre 2011, il Nuotatore di Agostino Iacurci si trova, significativamente, in Via del Porto Fluviale, proprio sopra una pescheria.

Piuttosto stilizzato, definito “metafora di pacifica convivenza” il nostro gigante si muove in un gigantesco acquario urbano, circondato da pesci colorati: un messaggio positivo, un invito a creare un ambiente nuovo in cui convivere e agire.

Wall of Fame di JB Rock

Il lungo murales di JB Rock in Via dei Magazzini Generali colpisce per la straordinaria capacità di riporta sul muro una vera e propria galleria di miti, da quelli collettivi e simbolici come Malcom X e papa Wojtyla, alle icone cinematografiche di Uma Thurman, Quentin Tarantino e Zorro, fino agli affetti più intimi e significativi per la vita privata, dal padre ai fratelli. I volti sono disposti in ordine alfabetico dalla A di Alighieri Dante alla Z di Zorro, con ovvio riferimento al claim del personaggio del cinema, a rappresentare la potenza comunicativa che parte dalla semplice combinazione dei segni scritti per trasformarli in volti iconici. Evocativo è anche il nome dell’opera: Wall of Fame rimanda inevitabilmente alla Walk of Fame di Los Angeles, la passeggiata decorata da circa 2500 stelle in bronzo che celebrano i grandi nomi dello star system.

Black and White Power di Sten e Lex

Sulla parete opposta rispetto al murales di JB Rock, troviamo un’altra opera di Sten e Lex, Black and White Power. I volti raffigurati non rappresentano altro che anonime figure, spettatori conosciuti della celebrità, cittadini comuni che fanno da contraltare a quanto rappresentato sulla parete di fronte.

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